UN INCUBO INIZIATO CON UN MESSAGGIO Nel cuore del lockdown, quando la socialità si spostava sui display dei telefonini, due ragazzine del Trevigiano sono state adescate su Instagram e trascinate in una vicenda di ricatti sessuali che ha scosso famiglie e comunità locali. L’imputato, un cittadino pakistano di 22 anni residente in Toscana, è stato condannato in primo grado a tre anni di reclusione per pornografia minorile: la Procura aveva chiesto tre anni e sette mesi, ma al giovane è stata riconosciuta la tenuità del fatto.
I FATTI: MAGGIO-LUGLIO 2020 Secondo la ricostruzione, tra maggio e luglio 2020 — periodo di chiusure scolastiche e isolamento dovuto all’emergenza Covid — il ventiduenne avrebbe stabilito i contatti su Instagram con le due minori. Da uno scambio inizialmente apparentemente innocuo, le richieste si sono evolute: prima foto in biancheria, poi pressioni per immagini di nudo integrale. Al rifiuto, le minacce si sono fatte esplicite e violente: “O me le mandi o le divulgo” e “Se mi fai girare il c***o ti rovino”, con l’intento dichiarato di diffondere i materiali agli amici e compagni di classe delle vittime.
LA SOFFERENZA DELLE VITTIME E LA REAZIONE DELLE FAMIGLIE Una delle due ragazzine riuscì a resistere alle richieste; l’altra invece, vittima della fragilità emotiva accentuata dal contesto isolato, cedette invioando alcune immagini intime nella speranza di fermare le intimidazioni. Il risultato fu opposto: le pressioni aumentarono fino al punto di rottura. La madre di una delle vittime ha raccontato in udienza la notte in cui la figlia entrò in camera ansimante: le chat sul cellulare rivelarono la portata del ricatto, trascinando la famiglia alla denuncia ai Carabinieri poche ore dopo.
INDAGINE E PROVE Gli investigatori hanno risalito all’autore tramite l’account Instagram usato per i contatti. L’analisi del traffico telefonico e il sequestro del materiale informatico hanno confermato l’esistenza di due vittime e permesso di acquisire elementi utili all’accusa; ulteriori verifiche sui dispositivi non hanno però rilevato altre persone coinvolte. Pur nell’evidenza, non è stata disposta alcuna misura cautelare nei confronti del 22enne, difeso dall’avvocato Jacopo Stefani.
LA SENTENZA E LE CONSEGUENZE ECONOMICHE Il tribunale ha inflitto la pena di tre anni, riconoscendo la tenuità del fatto: la Procura otterrà un termine ben diverso da quello invocato in requisitoria. Inoltre il giudice ha disposto che l’imputato versi una provvisionale di 10.000 euro a ciascuna delle due vittime; il risarcimento definitivo sarà poi quantificato in sede civile.
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