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Cronaca
19.03.2026 - 08:01
Foto di repertorio
Il caso di Francesco Gianello, il ragazzo di 14 anni morto per un osteosarcoma dopo un percorso di cure alternative, torna al centro del dibattito pubblico. A intervenire con parole nette è l’infettivologo Matteo Bassetti, che collega la vicenda alla necessità di rafforzare la tutela sanitaria dei minori.
Secondo il medico, il giovane sarebbe stato curato con il cosiddetto metodo Hamer — una pratica priva di basi scientifiche — invece che con terapie fondate sull’evidenza. In particolare, ha sottolineato come il tumore sia stato trattato con approcci non adeguati, citando anche l’uso di rimedi come l’argilla.
Bassetti ha evidenziato che la madre, oggi sotto processo insieme al marito, ha espresso pentimento dichiarando che non rifarebbe le stesse scelte. Tuttavia, per l’infettivologo questo non cambia l’esito della vicenda: il ragazzo è morto, e il punto centrale resta la necessità di prevenire casi simili.
Nel suo intervento, il medico ha sostenuto che non è accettabile che le decisioni terapeutiche su un minore possano dipendere dalle convinzioni personali dei genitori, soprattutto quando queste si discostano dalla medicina scientifica. Ha quindi richiamato l’attenzione sul rischio rappresentato da posizioni negazioniste o fortemente critiche verso le cure tradizionali.
Il caso giudiziario in corso a Vicenza — dove i genitori sono imputati per omicidio — ha infatti ricostruito come, dopo un iniziale percorso ospedaliero, la famiglia abbia scelto di interrompere accertamenti fondamentali come la biopsia, orientandosi verso un approccio alternativo suggerito da un medico seguace delle teorie di Ryke Geerd Hamer.
Solo in una fase successiva il ragazzo è stato ricoverato e sottoposto a cure oncologiche, rivelatesi però ormai tardive. La vicenda è ora al vaglio della magistratura, che dovrà accertare eventuali responsabilità e il nesso tra le scelte terapeutiche e la morte del giovane.
Per Bassetti, episodi di questo tipo non sono isolati e rappresentano un problema ancora diffuso. Da qui l’appello a un intervento più deciso, anche sul piano normativo, affinché venga garantito che i minori ricevano sempre cure appropriate e basate su evidenze scientifiche.
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