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Bloccati nella bufera a 2.600 metri: la notte della truna che ha salvato due scialpinisti

Tempesta sull’Adamello, soccorso via terra tra gatto delle nevi, rifugisti e guide alpine

Bloccati nella bufera a 2.600 metri: la notte della truna che ha salvato due scialpinisti

Foto di repertorio


La montagna può diventare improvvisamente ostile: vento, neve e visibilità nulla trasformano un’escursione in un’odissea. È quanto accaduto nella notte tra il Rifugio Mandrone e il Rifugio ai Caduti dell’Adamello, dove due scialpinisti piemontesi — un uomo di 30 anni e uno di 65 — sono rimasti intrappolati a quota 2.600 metri durante una bufera. L’allarme è scattato in serata, quando intorno alle 20.50 un conoscente ha chiamato il 112 dopo aver ricevuto messaggi di aiuto dai due escursionisti.


Bloccati sul ghiacciaio, i due alpinisti hanno scavato una truna, una cavità nella neve che ha funzionato da riparo temporaneo. All’interno si sono avvolti in coperte termiche e hanno resistito ore nel freddo e nel buio, in attesa dei soccorsi. La prontezza nel realizzare un riparo e l’uso di dispositivi di emergenza hanno probabilmente evitato conseguenze più gravi.

Le condizioni meteomarine proibitive hanno reso impraticabile l’intervento in elicottero: vento forte e scarsa visibilità hanno costretto alla mobilitazione via terra. La Centrale Unica di Emergenza ha allertato il Soccorso Alpino e Speleologico Trentino, attivando le stazioni di Pinzolo e Vermiglio. Otto operatori si sono portati al Passo del Tonale, pronti a intervenire non appena le condizioni lo avessero permesso.

L’instabilità del manto nevoso e l’impossibilità di utilizzare gli impianti e mezzi tradizionali hanno rallentato ulteriormente le operazioni. I soccorritori di Vermiglio hanno dovuto attendere il primo passaggio del gatto delle nevi per potersi avvicinare in sicurezza: una scelta dettata dalla prudenza per evitare slavine o altre situazioni pericolose. La coordinazione tra centrale, stazioni locali e mezzi specializzati è stata fondamentale per garantire la sicurezza degli operatori.


I primi a raggiungere i due scialpinisti sono stati il gestore del Rifugio Mandrone, anche membro del Soccorso Alpino, e una Guida Alpina presente in zona. I due soccorritori locali sono riusciti a individuare la truna, mettere in sicurezza gli escursionisti e prestare i primi soccorsi. Nonostante lo sfinimento, i due piemontesi sono stati trovati in buone condizioni.


L’operazione si è conclusa attorno alle 00:30 con il rientro di tutte le squadre. Nessuna conseguenza grave per i due alpinisti, ma la notte trascorsa tra gelo e bufera ha lasciato una forte impressione: un promemoria sulla fragilità dell’uomo di fronte agli elementi e sull’importanza della preparazione, dell’equipaggiamento adeguato e della conoscenza delle tecniche di sopravvivenza in ambiente alpino.

L’intervento ha messo in luce la rapidità di coordinamento della Centrale Unica di Emergenza e la professionalità dei soccorritori, dai team del Soccorso Alpino alle figure locali che per prime hanno raggiunto gli uomini intrappolati. Allo stesso tempo, resta il richiamo alla prudenza per chi si avventura in alta montagna: la montagna premia il rispetto e la preparazione, e può trasformarsi in ambiente letale quando sottovalutata.

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