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Cronaca
22.03.2026 - 18:50
Foto di repertorio
Era salita da sola sulla vetta del Monte Nevoso, nelle Vedrette di Ries, a quota 3.400 metri. L’ultimo avvistamento risale alle 14:30 di venerdì 20 marzo, quando un altro scialpinista l’ha notata sulla cresta. Poi più nulla: la donna, una scialpinista austriaca di 57 anni, è risultata dispersa e solo il giorno successivo, grazie al segnale emesso dal suo dispositivo di ricerca ARTvA, il corpo è stato individuato sotto circa un metro di neve.
La scoperta è avvenuta durante un sorvolo dell’elicottero Pelikan 2. Il segnale captato dall’ARTvA ha consentito ai soccorritori di individuare e recuperare il corpo, recuperato poi da due operatori che lo hanno trovato in un pendio roccioso molto ripido. Dalle prime ricostruzioni, la scialpinista sarebbe precipitata per circa 700 metri a seguito del distacco di un cornicione di neve dalla cresta, perdendo la vita sul colpo.
L’allarme era stato lanciato sabato 21 marzo, quando la donna non si è presentata al lavoro. Sono scattate immediatamente le ricerche che, nella giornata di sabato, hanno visto impegnati elicotteri e droni, ma le operazioni sono state ostacolate dalla nebbia e sospese. Sono riprese nella mattinata successiva e si sono concluse nel pomeriggio con il rinvenimento del corpo.
La tragedia del Monte Nevoso si somma a un altro incidente recente nella stessa regione: sabato una valanga ha causato la morte di tre persone, due uomini e una donna. I fatti mettono in luce i rischi estremi dello scialpinismo ad alta quota, soprattutto in condizioni di innevamento instabile e su terreni ripidi come quelli delle Vedrette di Ries.
L’episodio richiama l’attenzione su alcuni punti fondamentali per chi pratica scialpinismo: valutazione delle condizioni nivologiche, conoscenza del terreno, uso e controllo dei dispositivi di autosoccorso come ARTvA, presenza di compagni di cordata o in gruppo, e informazione alle autorità o ai datori di lavoro sull’itinerario e sugli orari previsti. Anche quando questi accorgimenti sono adottati, il rischio zero non esiste su creste e pendii soggetti a colate o cedimenti improvvisi di cornici.
I soccorsi in alta montagna sono operazioni complesse, che richiedono mezzi aerei, tecnici specializzati e condizioni meteorologiche favorevoli. L’intervento dell’elicottero Pelikan 2 e dei soccorritori che hanno seguito il segnale ARTvA è stato determinante per il ritrovamento. Al momento non sono state fornite ulteriori generalità della vittima: spetterà agli inquirenti e alle autorità competenti completare le verifiche e comunicare i risultati ufficiali.
Due tragedie in pochi giorni in Alto Adige impongono una riflessione condivisa sulla gestione del rischio in montagna. Non si tratta solo di responsabilità individuale: servono informazione, monitoraggi nivologici costanti, piani di sicurezza per guide e operatori, nonché una cultura della prevenzione che coinvolga scuole di alpinismo, amministrazioni locali e appassionati. Ogni segnale, ogni dato raccolto — dall’ARTvA ai bollettini valanghe — può fare la differenza tra la vita e la morte.
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