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Cronaca

Felice Maniero: "Abbandonato dai figli, non rifarei il bandito"

L’ex boss racconta la sua vita dalla Rsa, tra rimpianti e il mistero del tesoro scomparso da 30 miliardi

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Felice Maniero

Felice Maniero, l'ex capo della Mala del Brenta, è un uomo trasformato. Oggi, a 61 anni, vive in una residenza sanitaria assistita (Rsa), lontano dalla frenesia e dalla violenza che segnarono il suo passato. Un uomo fragile, ormai lontano dal superboss spietato che terrorizzava il Veneto negli anni '80 e '90, si riflette ora in un quadro che dipinge da mesi, ogni giorno un colpo di pennello.

Seduto in un angolo della stanza, Maniero guarda fisso l'opera che sta creando. Un quadro che ritrae un vulcano in eruzione, con una figura rossa sotto la lava. Ecco un estratto dell'intervista di Andrea Pasqualetto del Corriere della Sera: "Quell’omino sotto il vulcano? Sono io", ammette con voce bassa. "Un’anima dannata", dice, senza esitazioni. In quella figura rossa, che sembra quasi una condanna, si riflette tutto il suo tormento interiore, una metafora di una vita vissuta nel crimine e nella violenza, e oggi segnato dalla solitudine e dai rimpianti.

Dalla criminalità alla riflessione

Non è più il Felice Maniero veloce e scaltro che trent'anni fa veniva beccato all’Hotel Principe di Savoia di Milano, nonostante fosse ricercato e sotto controllo. Quello era l’uomo che, con frangetta e sguardo furbo, riusciva a sfuggire a ogni controllo, e che un giorno decise di scrivere la sua autobiografia, "Una storia criminale", per raccontare la sua ascesa come leader della Mala del Brenta, una delle organizzazioni criminali più potenti e sanguinarie mai esistite al Nord Italia.

Maniero si dice non interessato ai soldi, ma alla sfida. Le rapine a Casinò di Venezia, aeroporto Marco Polo o hotel Des Bains sono solo alcuni esempi di quella sete di adrenalina che lo spingeva a mettersi in gioco. "Mi piaceva vincere, la sfida. Il resto, il denaro, era noia", racconta, come se il ricordo di quei colpi fosse solo un gioco, una competizione con sé stesso.

Il rimpianto per la famiglia

Oggi, però, il volto di Maniero è quello di un uomo solitario, che vive con il rimorso e con il dolore del distacco dalla sua famiglia. "Sono stato abbandonato dai miei figli", dice, come se fosse una ferita che non si rimarginerà mai. Sebbene oggi sembri quasi in pace con il suo passato, non dimentica le scelte che lo hanno portato a perdere il legame con i suoi cari. Quel passato di crimine che lo ha reso temuto da molti è ora solo un ricordo distante, ma che ha segnato per sempre il corso della sua vita.

Il mistero del tesoro e la vita che fu

Un altro nodo irrisolto nella sua storia è quello del tesoro da 30 miliardi, legato a leggende e speculazioni. "Non c'è più", ammette, con una punta di rammarico, come se il destino di quella ricchezza fosse l'ombra di un altro tempo, irraggiungibile. Le fughe spettacolari, i colpi da maestro, i contatti con altre bande: tutto è passato, ma il rimpianto per la vita che ha vissuto rimane ancora vivo nelle sue parole.

Felice Maniero, oggi lontano dai riflettori, è un uomo che ha perso tutto: potere, ricchezze, famiglia, ma che non può fare a meno di guardarsi indietro. "Non rifarei il bandito", dice con un filo di voce, mentre il quadro del vulcano e della sua anima dannata continua a crescere, giorno dopo giorno, un colpo di pennello alla volta.

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