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Territorio
11.03.2026 - 20:10
Un momento del convegno
La criminalità organizzata in Veneto cambia volto e si radica sempre più nel tessuto economico. I dati emersi nelle scorse settimane a Dolo, durante il convegno organizzato dal “Centro Pavone - centro di documentazione ed inchiesta sulla criminalità organizzata in Veneto”, raccontano una realtà ormai difficile da ignorare. Oggi circa il 7% delle società di capitali venete risulta collegato, in qualche modo, a persone coinvolte in inchieste di mafia. In un solo anno sono state infatti 10.758 le segnalazioni di operazioni sospette di riciclaggio arrivate dagli istituti finanziari. Un fenomeno che dimostra come le organizzazioni criminali non operino più soltanto dall’esterno, ma abbiano trovato spazio all’interno dell’economia regionale. Un dato significativo riguarda anche la provenienza delle persone coinvolte: circa un terzo degli indagati per reati di mafia in Veneto è originario della stessa regione. “In certe realtà – ha spiegato Antonio Massariolo del Centro Pavone – come quella dell’organizzazione criminale che gestiva l’area del Tronchetto a Venezia, la percentuale dei veneti raggiunge il 75% e i componenti del sodalizio criminale provenivano quasi completamente da ex membri della mafia del Brenta che, una volta usciti di galera, hanno avuto come scopo quello di riorganizzare la struttura criminale”. Le indagini degli ultimi anni confermano questa evoluzione. L’inchiesta Aspide ha svelato l’infiltrazione della criminalità organizzata, in particolare del clan dei Casalesi, nel tessuto imprenditoriale veneto, facendo emergere dinamiche di usura, estorsione e il coinvolgimento di istituti di credito compiacenti. “Quello che è sconfortante osservare – ha detto il sostituto procuratore della Repubblica di Venezia Roberto Terzo – è che i reati di cui si parla con più frequenza sono quelli che incidono meno sul tessuto economico. I reati dei colletti bianchi, invece, spesso non sono percepiti come un problema reale per la vita delle persone”. Un limite riguarda anche il sistema delle pene: “Se non si prova il legame con le organizzazioni mafiose, molti di questi reati rischiano di cadere in prescrizione alla fine dei tre gradi di giudizio”.
Alessandro Abbadir
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