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12.04.2026 - 10:52
Prosegue con grande partecipazione al Mart di Rovereto il Festival Educa Immagine, promosso da Trentino Film Commission e dedicato quest’anno al tema “Miraggi”, una riflessione sul ruolo delle immagini nella società contemporanea. Tra gli appuntamenti più seguiti della giornata, l’incontro “Ritratti di classe: immagini, identità, memoria”, che ha posto al centro il valore educativo e culturale della fotografia.
Ad aprire il confronto è stata l’assessore provinciale all’istruzione e cultura Francesca Gerosa, che ha sottolineato quanto le immagini siano oggi parte integrante della quotidianità e incidano profondamente nella costruzione delle relazioni e delle identità. Da qui la necessità di fornire ai giovani strumenti critici per interpretarle, distinguendo tra rappresentazione e realtà. Un passaggio fondamentale, ha evidenziato, per formare cittadini consapevoli e responsabili.
Nel suo intervento, Gerosa ha ribadito come l’educazione all’immagine debba diventare una priorità culturale, capace di accompagnare ragazze e ragazzi in un percorso di lettura critica del mondo visivo. In quest’ottica si inserisce anche FotoFesta, nuovo progetto previsto per novembre 2026, con l’obiettivo di valorizzare gli archivi fotografici del territorio e restituire centralità a immagini simboliche come i ritratti di classe, intesi non solo come memoria del passato ma come strumenti di riflessione contemporanea.
In apertura è intervenuto anche il direttore artistico del festival Luca Ferrario, che ha invitato il pubblico ad “attraversare le immagini” per comprenderle e non subirle, ponendo l’accento sulla necessità di sviluppare uno sguardo attivo e consapevole.
Il confronto, moderato da Roberta Opassi, ha messo in luce il valore del ritratto di classe come dispositivo narrativo capace di racchiudere identità individuali e senso di appartenenza. Una pratica oggi meno diffusa, ma ancora ricca di significati per leggere il rapporto tra individuo e collettività.
Il docente di antropologia Rosario Perricone ha evidenziato come le fotografie siano costruzioni di senso e non semplici riproduzioni della realtà. In un’epoca dominata da un flusso continuo di immagini, gli archivi fotografici assumono così un ruolo fondamentale per recuperare profondità e consapevolezza, offrendo strumenti per comprendere linguaggi e trasformazioni.
Sul versante educativo, la photo editor e docente Alessia Tagliaventi ha richiamato l’attenzione sul valore della fotografia come linguaggio complesso, ancora poco presente nei percorsi scolastici. In particolare, il libro fotografico è stato indicato come uno strumento capace di rallentare lo sguardo e stimolare il pensiero, in contrasto con la rapidità del consumo digitale.
Diletta Zannelli, responsabile del Servizio educativo del Museo nazionale di Fotografia, ha infine sottolineato come il significato delle immagini cambi a seconda dei contesti di fruizione, evidenziando il loro ruolo nei percorsi didattici. Il lavoro sul ritratto e sull’autoritratto, ha spiegato, permette ai giovani di interrogarsi su identità e rappresentazione, sviluppando uno sguardo più consapevole.
L’incontro ha così riportato al centro il valore del ritratto di classe come strumento simbolico, capace di raccontare dinamiche sociali e relazioni. Un linguaggio che, se reinterpretato, può ancora offrire chiavi di lettura utili per orientarsi tra i “miraggi” della contemporaneità.
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