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Coronavirus, Ascom: “Azzerare le tasse o spalmarle in 6 anni”

Coronavirus, la proposta di Confcommercio Veneto: azzerare le tasse o spalmarle in sei anni per sostenere le imprese

“Azzerare le tasse o, quanto meno, distribuire quelle dovute nel 2020 su redditi 2019, in un arco di sei anni”.
E’ la proposta che il presidente di Confcommercio Veneto e Ascom Padova, Patrizio Bertin rivolge al governo nel momento in cui diventa ufficiale la prosecuzione del lockdown al 3 maggio.

“La stragrande maggioranza delle imprese del terziario – continua il presidente – sono chiuse non per propri errori ma per un’emergenza che, di fatto, le sta costringendo alla resa. Già adesso siamo convinti che almeno il 30% delle aziende del commercio, del turismo e dei servizi non riusciranno a ripartire ma anche quelle che potranno farlo non saranno in grado di sopportare il peso di mesi di stop se non si comprenderà che le loro priorità sono altre”.
Secondo Bertin, chi non ha potuto lavorare o lo ha fatto in maniera emergenziale e dunque marginale (si pensi solo alle pasticcerie che hanno consegnato le colombe per Pasqua o i ristoranti che si sono dovuti inventare i pranzi pasquali consegnati a domicilio), non dovrà essere messo nella condizione di chiedere i soldi in prestito alle banche (così come previsto dal recente provvedimento del governo) per poi pagare le tasse.
“Noi diciamo – precisa Bertin – che non serve a nulla se possiamo accedere al prestito bancario fino a 25mila euro se poi questo deve servire solo a pagare le tasse a maggio. Allora meglio che le banche se li tengano. Viceversa se quei soldi potremo destinarli a pagare i dipendenti, a pagare i fornitori e ad approntare modifiche ai negozi secondo quelle che saranno le nuove norme di sicurezza igienica, allora è pensabile che tanti piccoli imprenditori stringano la cinghia e si rimettano in pista”.

L’appello di Confcommercio per sostenere le imprese

Dunque, più che una proposta è un accorato appello.
“Lo Stato ha il dovere – conclude il presidente – di salvaguardare il tessuto imprenditoriale di questo Paese. Finora abbiamo assistito a tanti bei propositi, a tanti annunci ai quali, purtroppo, non è seguito nessun intervento concreto se non quello di aver dovuto chiudere le nostre attività. I 600 euro sono ancora una chimera, chi si è rivolto alle banche le ha trovate a scartamento extra ridotto e comunque dovrà presentare una qualche documentazione. L’impressione è che si procrastini la tempistica per arrivare a fine maggio in modo così da poter poi pretendere di richiedere le tasse e i contributi che sono stati posticipati. Se è così lo dico chiaro e tondo: non è così facendo che “andrà tutto bene”. Così “andrà tutto male” e la responsabilità sarà di chi non ha voluto venire concretamente incontro alle difficoltà di chi ha (aveva) solo il proprio lavoro per mantenere la famiglia!”