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Addio a Gigi Riva, uomo-simbolo del calcio italiano. A Vicenza nel 1970 la sua rovesciata diventata mitica

Gigi Riva e la sua celebre rovesciata al Menti

Gigi Riva segna il gol in rovesciata al Menti di Vicenza: è il 18 gennaio 1970. Tre mesi dopo il Cagliari conquisterà lo scudetto

Morto "rombo di tuono" come lo battezzò Gianni Brera, grande uomo prima di grande campione

Gigi Riva Gigi Riva tra Vlpato e Carantini segna il gol in rovesciata al Menti di Vicenza: è il 18 gennaio 1970. Tre mesi dopo il Cagliari conquisterà lo scudetto
Addio a Gigi Riva, morto a 79 anni. Che dire di un uomo che prima ancora che un campione, è diventato simbolo del calcio pulito, dell'onestà di comportamenti, dell'amore per un luogo, la Sardegna che non era casa sua (lui era di varesino di leggiuno) ma ha amato come sua terra da quando arrivò a Cagliari? Gianni Brera, sommo inteprete della letteratura nel calcio, lo definì rombo di tuono per la sua potenza. Di lui, nella mente di tutti è rimasto il ricordo di Italia - Germania 4-3 ai mondiali del Messico, lui che abbraccia Rivera dopo l'ultimo decisivo gol. Ma non fu solo quello. Nel 2006 Riva si rifiutò di salire sul pullman del trionfo azzurro a Roma dopo i mondiali vinti in Germania, perché aveva sentito che sarebbero saliti anche alcuni politici per vantarsi della vittoria. Nella memoria di tutti è scolpita anche il suo gol in rovesciata al Menti , diventata un mito senza tempo. Era il 1970, l'anno dello scudetto per il Cagliari, che conquisterà tre mesi dopo, il 12 aprile. Quando Riva segnò, quella rovesciata fu talmente spettacolare che i vicentini si alzarono in piedi ad applaudire. Lo scufetto del 1970, dopo quello mancato per un soffio l'anno prima, fu un regalo alla Sardegna, unra riabilitazione di una terra famosa allora per i sequestri di persona, sui quali indagò un altro vicnetino, Gigi Ghirotti che dal Giornale di Vicena era andato a lavorare alla Stampa di Torin. Il Cagliari quel 12 aprile, in quella domenica storica – ricorda l’Unione Sarda – all’Amsicora sconfigge il Bari per 2 a 0 e si laurea, grazie alla contemporanea sconfitta della Juve all'Olimpico, per la prima volta nella sua storia, campione d'Italia. Trionfo per Manlio Scopigno, quello che un giornalista vicentino, Nevio Furegon, battezzò sulla Gazzetta dello sport il filosofo. Scopigno allenava il Vicenza dal 19565 al 1969 e confidò al giornalista che il suo sogno era studiare filosofia, materia che gli paiceva moltissimo. La squadra rossolù arriva al trionfo grazie a veri trascinatori, da Riva a Domenghini, passando per Gori e Nenè, ai danni delle grandi del calcio italiano, Inter e Juventus, che si fermano al secondo e terzo posto. La vittoria è merito di una difesa impenetrabile, la migliore d'Italia con soli 11 gol subiti in 30 partite. In quel giorno una squadra si elevava a simbolo del riscatto sociale di un'intera regione che vive finalmente una favola. Se la gioia dello scudetto è grande, il gol più bello di Riva, quello per cui è ricordato ancora oggi, il numero 11 del Cagliari l’aveva segnato tre mesi prima a Vicenza. È il famoso gol in rovesciata, messo a segno il 18 gennaio al “Menti” ai danni del Lanerossi che aveva siglato la vittoria dei sardi in trasferta. Nella foto gli sono accanto Volpato e Carantini. Ma non riuscirono a fermarlo. Quel giorno il Cagliari vinse 2-1 sul Lanerossi: entrambe le reti furono di Riva.
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