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Inverno demografico
03.01.2026 - 15:45
Foto di repertorio
Il Veneto sta invecchiando più rapidamente dell’Italia e del resto del mondo. Lo confermano i dati del nuovo studio realizzato dal CSSE (Centro Studi Sociali ed Economici del Veneto), presentato a seguito del convegno sul tema dell’inverno demografico organizzato dalla Uil Veneto nel 2024. La tendenza, già evidente a livello europeo, si manifesta con maggiore intensità nella nostra regione.
Secondo le stime di Nazioni Unite, Eurostat, Istat e Regione Veneto, la popolazione mondiale è passata dai 5,7 miliardi del 1995 agli 8,2 miliardi stimati nel 2025, con un aumento del 43,9%. In Europa, invece, la crescita è stata molto più contenuta: dai 727 milioni del 1995 ai 745 milioni previsti nel 2025, con un incremento del 2,48%.
In Italia, la popolazione è cresciuta dai 57,2 milioni del 1995 ai 58,9 milioni stimati per la fine di quest’anno, segnando un aumento complessivo del 2,96% in trent’anni. Ma tra il 2015 e il 2025 si registra un calo del 3,06%, confermando una tendenza alla diminuzione. Il Veneto ha visto una crescita dal 1995 al 2015, passando da 4,38 a 4,90 milioni di abitanti, seguita da un lieve calo a 4,85 milioni nel 2025.
«Questi dati mostrano chiaramente che, mentre il mondo cresce rapidamente, in Europa e in Italia la popolazione tende a stabilizzarsi o diminuire. Nel Veneto, la denatalità non ha ancora avuto effetti visibili immediati, ma l’invecchiamento è evidente», spiega il segretario generale di Uil Veneto, Roberto Toigo.
L’analisi dell’età media conferma il quadro: nel 1995 il Veneto aveva un’età media di 39 anni, che è salita al 46,9 nel 2025. Si tratta della più alta in Italia e sopra la media europea, stimata a 45 anni. A livello globale, l’età media passa dai 24 anni del 1995 ai 30,6 del 2025, mentre in Italia l’incremento va dai 40 ai 46,6 anni.
«La popolazione invecchia, cambia il concetto di famiglia e servono investimenti mirati nella sanità di prossimità e nelle strutture sociali», aggiunge Toigo. «L’immigrazione non compensa il calo demografico, ma va accompagnata con politiche di integrazione culturale e linguistica. È il momento di ripensare le risorse per un welfare più adeguato: servono infrastrutture per le imprese, certo, ma soprattutto per le persone».
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