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Shoah: 5 storie di coraggio che non troverai nei libri di scuola

Oltre i numeri e le date: le vite di chi ha sfidato l'orrore con l'arma dell'umanità

Shoah: 5 storie di coraggio che non troverai nei libri di scuola

Gino Bartali

Il 27 gennaio non è solo il giorno in cui i cancelli di Auschwitz furono abbattuti. È il giorno in cui il mondo si è fermato a guardare nell'abisso. Ma nell'oscurità più fitta della Shoah, si sono accese luci di un’intensità insospettabile. Mentre la storia ufficiale si concentra giustamente sulle dinamiche politiche e sulla tragedia collettiva, esistono frammenti di eroismo individuale che sembrano usciti da un film, eppure sono terribilmente veri.

Ecco cinque storie di uomini e donne che hanno dimostrato come, anche quando tutto sembra perduto, l'essere umano può scegliere di restare tale.

1. Il campione che pedalò contro la morte: Gino Bartali

Se tutti lo ricordiamo per le sue vittorie al Tour de France, pochi sanno che "Ginettaccio" fu un eroe clandestino. Nascondeva documenti falsi nel telaio della sua bicicletta, trasportandoli tra la Toscana e l'Umbria durante i suoi allenamenti. A chi lo fermava diceva che stava solo "testando il mezzo". Ha salvato oltre 800 ebrei senza mai vantarne il merito in vita: "Il bene si fa, ma non si dice", ripeteva.

2. L'infermiera che portò via 2.500 bambini in una valigia: Irena Sendler

A Varsavia, Irena Sendler entrava nel ghetto con la scusa di controllare le condizioni igieniche. In realtà, portava fuori neonati e bambini nascondendoli in casse per attrezzi, sacchi di patate o persino barelle. Segnava i loro veri nomi su dei foglietti di carta che seppelliva in barattoli sotto un melo nel suo giardino, sperando un giorno di restituire loro la propria identità.

3. La "Pim" della Resistenza: Tina Anselmi

Prima di diventare la prima donna ministro in Italia, Tina Anselmi era una ragazza di 17 anni che, dopo essere stata costretta dai nazisti ad assistere all'impiccagione di un gruppo di partigiani, decise che non poteva più stare a guardare. Diventò la staffetta "Pim", percorrendo chilometri in bicicletta per portare messaggi e speranza, rischiando la vita ogni singolo giorno per un'idea di libertà che ancora oggi respiriamo.

4. Il "Giusto" per caso: Giorgio Perlasca

Un commerciante di carni padovano che, trovandosi a Budapest, si finse un console spagnolo (pur non essendolo affatto). Con un'incredibile dote di improvvisazione e una faccia tosta sovrumana, riuscì a strappare alla deportazione migliaia di persone emettendo falsi salvacondotti, ingannando persino gli ufficiali delle SS sotto il loro naso.

5. L'Angelo di Bergen-Belsen: Luba Tryszynska

Prigioniera lei stessa, Luba Tryszynska trovò 54 bambini abbandonati nel gelo del campo di sterminio. Invece di pensare solo alla propria sopravvivenza, convinse le guardie che quei bambini potevano essere utili per il lavoro. Riuscì a nutrirli e proteggerli miracolosamente fino alla liberazione; quasi tutti quei bambini sopravvissero grazie al suo ostinato amore materno.

Perché parlarne oggi? Ricordare queste storie non serve solo a onorare il passato, ma a chiederci: cosa faremmo noi oggi davanti all'ingiustizia? La memoria non è un museo, è un muscolo che va allenato.

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