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Polemica ambientale
02.02.2026 - 15:14
Lavori sulla pista da bob
A pochi giorni dall’avvio delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026, Legambiente alza il tono della critica e parla senza mezzi termini di un’occasione mancata. Per l’associazione ambientalista, i Giochi che coinvolgono anche il Veneto non hanno saputo diventare un esempio di rispetto per l’ambiente, attenzione alle comunità locali e gestione responsabile delle risorse.
Secondo Legambiente, al di là dello sport, le scelte fatte per preparare l’evento vanno in una direzione opposta rispetto a quella di cui avrebbero bisogno le montagne alpine, sempre più fragili di fronte agli effetti del riscaldamento globale. Nel mirino finiscono alcune opere considerate simboliche, come la nuova pista da bob a Cortina, la cabinovia Apollonio-Socrepes e il forte ricorso a nuove strade, preferite agli investimenti sulla ferrovia. Interventi che inciderebbero anche sulle tasche di residenti e turisti, con l’aumento dei costi dei trasporti.
Un altro punto critico riguarda la trasparenza. Dall’ultimo rapporto della campagna di controllo civico Open Olympics emerge che meno della metà delle opere previste sarà conclusa prima dell’inizio dei Giochi, mentre molte finiranno solo negli anni successivi. Restano inoltre zone d’ombra sull’impatto ambientale dei cantieri, sui costi complessivi e sulla catena dei lavori affidati a terzi.
Sul fronte climatico, il quadro descritto da Legambiente appare altrettanto preoccupante. Anche se in quota è tornata la neve, il trend generale sarebbe quello di nevicate sempre più scarse, ghiacciai che si ritirano e un equilibrio naturale che cambia rapidamente. Gli impianti sciistici chiusi e lasciati al degrado sembrano avvalorare questa dinamica: in Lombardia, Veneto e Trentino-Alto Adige, il report Nevediversa 2025 di Legambiente ha censito complessivamente 78 strutture legate allo sci ormai fuori uso.
Per il Veneto, i numeri parlano di 30 impianti dismessi. Tra i casi citati c’è lo skilift di Sella Ciampigotto, a Vigo di Cadore, fermo dal 2017 e oggi abbandonato. Ma il caso più eclatante si troverebbe a poco più di 60 chilometri da Cortina, sulla Marmolada: la Bidonvia di Pian dei Fiacconi, chiusa nel 2019 e gravemente danneggiata da una valanga nel 2020, non è mai stata rimossa. Una struttura ancora presente in un’area patrimonio Unesco, che per Legambiente dovrebbe diventare un monito per il futuro del turismo in alta quota.
L’associazione ricorda anche che, in una prima fase, la Fondazione Milano-Cortina aveva lasciato intendere un possibile intervento per affrontare alcune di queste situazioni, impegno che però non sembrerebbe essersi mai concretizzato.
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