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Attualità
07.02.2026 - 08:45
Foto di repertorio
Il settore ortofrutticolo italiano segna un successo importante nel 2025 con un export che ha toccato la cifra record di 13 miliardi di euro, grazie ad un aumento dei consumi e del valore delle produzioni, tanto nel fresco quanto nel trasformato. Tuttavia, questo traguardo non nasconde le difficoltà del comparto, che rimane vulnerabile a forti squilibri lungo la filiera e alla crescente concorrenza internazionale. È quanto emerge dal confronto organizzato da Coldiretti e Filiera Italia nell'ambito di Fruit Logistica a Berlino, dove il focus è stato posto sul futuro delle Organizzazioni di Produttori (OP) e delle Organizzazioni di Produttori Associati (AOP) nell'odierno scenario europeo.
Nel 2025, le famiglie italiane hanno consumato 2,68 milioni di tonnellate di ortofrutta, con un incremento del 4% rispetto all’anno precedente, per una spesa di 6,95 miliardi di euro (+8%). L'intero comparto è valutato circa 17 miliardi di euro, rappresentando circa il 28% del valore della produzione agricola nazionale, secondo i dati di Ismea.
Tuttavia, come sottolineato da Coldiretti Treviso, questi numeri confermano il ruolo strategico del settore ma evidenziano anche una questione fondamentale: la redistribuzione del valore agli agricoltori. Non basta aumentare le esportazioni se, allo stesso tempo, aumentano anche le importazioni a doppia cifra, compromettendo la capacità produttiva nazionale.
Il vero Problema: la mancanza di reciproca concorrenza
Il cuore del problema, spiegano gli esperti, è che i prodotti importati non sono sottoposti agli stessi standard richiesti ai produttori italiani. Se le regole sono uniformi, gli agricoltori italiani possono competere con successo sui mercati globali, ma la situazione attuale non è paritaria. L’Italia sta per affrontare una serie di negoziati bilaterali che potrebbero rappresentare sia opportunità che rischi. Coldiretti e Filiera Italia sollecitano il governo italiano affinché porti a Bruxelles tre richieste essenziali:
1. Divieto di importazione di prodotti trattati con sostanze vietate in Europa.
2. Aumento dei controlli sulle importazioni, inadeguati fino ad oggi e causa di danni significativi come nel caso della Xylella.
3. Obbligo di indicazione d’origine su tutti i prodotti ortofrutticoli e lotta alle frodi, che spesso vedono prodotti non italiani spacciati per italiani.
Sostenibilità solo se aggiunta di reddito
Il comparto ortofrutticolo si trova inoltre al centro di una sfida doppia: sostenibilità e innovazione. Come ribadito da Luigi Scordamaglia, Capo area mercati di Coldiretti e Ad di Filiera Italia, la sostenibilità deve essere accompagnata da redditivitá. L’Europa impone nuovi criteri ambientali e risorse destinate a misure "green", ma, avverte Scordamaglia, senza un ritorno economico per gli agricoltori, la sostenibilità diventa solo uno slogan.
Un esempio emblematico di queste difficoltà è il mercato della IV gamma. Nonostante un valore superiore al miliardo di euro nel 2024, il settore è in crisi strutturale, con un calo di volumi e margini ridotti a causa della frammentazione del mercato e delle trattative isolate con la Grande Distribuzione Organizzata (GDO).
La proposta: unire, rafforzare e valorizzare
La posizione di Coldiretti e Filiera Italia è chiara: rafforzare le Organizzazioni di Produttori, puntare sull'aggregazione delle realtà autentiche, passare dal volume al valore e costruire filiere più stabili. Inoltre, per garantire la sostenibilità a lungo termine, è fondamentale che vengano rispettate le stesse regole per tutti i produttori, in Europa e nel resto del mondo. Senza una reciproca parità di condizioni, gli obiettivi di sostenibilità e innovazione rischiano di rimanere solo sulla carta, indebolendo uno dei settori più vitali e distintivi dell'agroalimentare italiano ed europeo.
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