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Sulle concessioni idroelettriche in Veneto serve una discussione pubblica e trasparente, senza proroghe automatiche. È la posizione del consigliere regionale di Resistere Veneto Riccardo Szumski, che interviene nel dibattito sul rinnovo delle concessioni legate alla produzione di energia dalle acque alpine.
Secondo Szumski, la proposta avanzata dall’assessore regionale Dario Bond di aprire un tavolo di confronto rappresenta un passaggio necessario. Il gruppo consiliare si dice disponibile a partecipare al confronto in modo leale, sottolineando che la questione non può essere trattata come un semplice dossier tecnico.
La partita riguarda infatti cifre molto consistenti: centinaia di milioni di euro all’anno, forse miliardi, legati all’utilizzo di una risorsa pubblica come l’acqua. Un tema che tocca direttamente le aree montane del Veneto e in particolare la provincia di Belluno, dove si concentra quasi tutta la produzione idroelettrica regionale.
Dal 1933 a oggi le concessioni sono state prorogate otto volte. In cambio, secondo Szumski, il territorio bellunese riceve benefici economici limitati rispetto al valore complessivo del settore. Tra canoni, sovracanoni ed energia gratuita previsti dalla normativa, i benefici fissi sono stimati in circa 28 milioni di euro all’anno. A questi si aggiungerebbero circa 20 milioni tra quota variabile e monetizzazione dell’energia gratuita, per un totale prudenziale vicino ai 50 milioni annui.
Una cifra che, secondo il consigliere, resta modesta se confrontata con gli incassi generati dalla gestione delle concessioni. Szumski segnala inoltre tensioni tra la Regione Veneto e gli enti locali per l’opposizione a un piccolo aumento dei canoni introdotto nel 2023: la sola Provincia di Belluno avrebbe crediti per circa 20 milioni di euro.
Nel suo intervento il consigliere invita anche a guardare a quanto fatto nelle regioni vicine. In Trentino-Alto Adige sono stati creati due gestori autonomi oggi tra i principali produttori idroelettrici del Paese, con una quota superiore al 9% dell’elettricità nazionale. Il Friuli Venezia Giulia, invece, ha scelto di costituire una società partecipata con almeno il 51% di capitale pubblico per mantenere un controllo regionale sulle future gare.
Secondo Szumski, il Veneto resta l’unica grande regione idroelettrica del Nord a non aver ancora definito una strategia pubblica sul tema. Prima del 2029, anno in cui si avvicinano nuove scadenze, i cittadini veneti hanno il diritto di conoscere quali condizioni la Regione intenda imporre ai futuri gestori delle centrali. L’acqua delle montagne venete, conclude, non può continuare a essere trattata come una semplice pratica amministrativa da rinnovare con successive proroghe.
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