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Occupazione in Veneto, rallenta la crescita nel 2025: la regione è trainata dai metalmeccanici vicentini

Il report di Veneto Lavoro evidenzia un saldo positivo ma in calo rispetto al 2024, con difficoltà in alcuni comparti produttivi e differenze marcate tra le province

Vicenza è l'unica provincia dove le assunzioni sono state in crescita netta

Vicenza è l'unica provincia dove le assunzioni sono state in crescita netta

Si raffredda la crescita dell’occupazione in Veneto dopo la forte ripresa seguita alla pandemia. È quanto emerge dal “Sestante”, il rapporto elaborato da Veneto Lavoro che analizza l’andamento del lavoro nella regione con dati dettagliati per territori e settori.

Nel 2025 il bilancio resta positivo, con 20.300 posti di lavoro dipendente in più, ma il dato segna un deciso rallentamento rispetto ai 34 mila del 2024. A pesare è soprattutto il calo delle nuove assunzioni, scese a quota 840 mila (-2%), mentre le cessazioni restano sostanzialmente stabili. Determinante anche il risultato negativo dell’ultimo trimestre dell’anno, che da solo registra una perdita consistente.

Il calo delle assunzioni riguarda quasi tutte le categorie di lavoratori, con l’eccezione degli uomini e degli over 50. Sul fronte dei contratti, si riduce la crescita dei posti a tempo indeterminato, mentre peggiora la situazione per quelli a termine e per l’apprendistato. Segnali leggermente migliori arrivano invece dal lavoro in somministrazione, che torna in positivo dopo tre anni.

Guardando ai settori produttivi, emergono andamenti differenziati. L’agricoltura chiude in negativo, con una perdita di posti legata all’aumento delle cessazioni. L’industria resta in territorio positivo ma rallenta rispetto all’anno precedente, penalizzata da una minore domanda di lavoro. In difficoltà alcuni comparti del made in Italy, in particolare l’occhialeria, mentre il metalmeccanico mostra segnali di ripresa.

Anche il settore dei servizi continua a creare occupazione, ma con meno slancio rispetto al passato. Frenano soprattutto il commercio al dettaglio, il turismo e la logistica, ambiti fondamentali per molte aree del Veneto, da Venezia alle località del Garda.

Le differenze territoriali sono evidenti. Il saldo occupazionale è negativo a Rovigo e leggermente sotto zero anche a Belluno. Nelle altre province – Padova, Treviso, Venezia e Verona – la crescita prosegue ma con risultati più deboli rispetto al 2024. Fa eccezione Vicenza, unica realtà in controtendenza, dove il saldo migliora grazie al buon andamento del settore metalmeccanico.

Nel complesso, secondo i dati Istat, nel quarto trimestre del 2025 gli occupati in Veneto sono circa 2,2 milioni, con una presenza femminile pari al 43%. Le persone in cerca di lavoro sono 100 mila, mentre gli inattivi sfiorano 1,4 milioni. Il tasso di occupazione si attesta al 59,3%, quello di disoccupazione al 4,4%.

Il rallentamento del lavoro si inserisce in un contesto economico ancora incerto. A livello nazionale la crescita resta moderata, frenata da una domanda estera debole e da investimenti in calo. Anche in Veneto, dove il prodotto interno lordo è previsto in aumento dello 0,5% nel 2025, l’industria continua a risentire dell’instabilità dei mercati, pur mantenendo una sostanziale tenuta della produzione.

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