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25.03.2026 - 16:30
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Il 25 marzo 421 è considerato il giorno in cui nacque Venezia: la posa della prima pietra della chiesa di San Giacométo segna simbolicamente l’origine della Serenissima. Oggi, a 1605 anni di distanza, la città ha celebrato l’evento con l’Infiorata 2026, un omaggio floreale che ha unito storia, religione e comunità.
Davanti alla stazione ferroviaria di Santa Lucia, intorno alla statua della Vergine bronzea di Francesco Scarpabolla, gigli bianchi e iris azzurri si sono intrecciati con rose rosse, formando un tappeto di colori curato dalle Scuole Grandi, dall’Arcifraternita della Misericordia, dall’associazione Europa Veneta e dagli studenti dell’Istituto San Giuseppe. L’iniziativa ha unito il ricordo del Dies Natalis di Venezia alla tradizionale celebrazione dell’Annunciazione del Signore, che ricorre nello stesso giorno nel calendario liturgico.
Il consigliere delegato alla Tutela delle tradizioni, Giovanni Giusto, ha sottolineato l’importanza della ricorrenza come occasione di continuità e futuro, più che di nostalgia: «Oggi dimostriamo che Venezia non è solo memoria, ma una città viva, proiettata verso il domani. La presenza di autorità religiose, civili e dei bambini ne è la prova».
Monsignor Stefano Costantini, direttore dell’Ufficio liturgico diocesano, ha guidato la preghiera dell’Angelus, auspicando che la comunità veneziana continui a custodire il patrimonio culturale e artistico della città, mantenendosi un punto di riferimento per il territorio e un esempio di vitalità collettiva.
L’Infiorata 2026 conferma Venezia come città che sa guardare al futuro senza dimenticare le proprie radici, fondendo devozione, tradizione e senso civico in un’unica celebrazione.
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