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Eredità in tribunale

L'ereditiera centenaria lascia i risparmi di una vita al Comune e a tre nipoti: respinto il ricorso del quarto escluso

Respinta l'accusa di insanità mentale alla stesura del testamento, il documento è valido. Al Comune vanno la casa, l'orto e denaro da destinare a interventi pubblici

Testamento, foto di repertorio

Testamento, foto di repertorio

Una lunga battaglia legale sui testamenti di una ultracentenaria si è conclusa con il rigetto della richiesta avanzata da un nipote che si riteneva penalizzato nella divisione dei beni. 

La vicenda riguarda una donna di 103 anni, morta nel 2022, che aveva lasciato i propri beni ai quattro nipoti e al Comune di Pergine Valsugana. Al centro della disputa due testamenti scritti a mano: uno del 2019, depositato presso un notaio, e un secondo del 2021, trovato tra gli effetti personali dopo la morte.

Proprio quest’ultimo documento ha modificato in modo significativo la ripartizione dell’eredità. Un nipote cinquantenne, inizialmente tra i principali beneficiari, si è visto ridurre drasticamente la quota a una somma simbolica. Da qui la decisione di rivolgersi al tribunale civile, sostenendo che la zia, al momento della stesura del secondo testamento, non fosse più in grado di intendere e di volere.

Il giudice ha però respinto la richiesta, ritenendo che non fosse stata fornita alcuna prova concreta a sostegno di questa tesi. Anzi, è emerso che pochi mesi prima la donna era stata giudicata lucida e autonoma, circostanza confermata anche da chi le era vicino.

Il ricorrente aveva inoltre sollevato dubbi sull’autenticità del documento, parlando di correzioni e parti modificate. Tuttavia, anche questa linea non ha trovato riscontro, tanto più che una perizia grafologica di parte aveva già riconosciuto come autentica la scrittura.

Alla luce di questi elementi, il tribunale ha confermato la validità del testamento più recente. Tra i beneficiari figura anche il Comune di Pergine Valsugana, che ha ricevuto un appartamento con orto e una somma di denaro destinata a opere di utilità pubblica, eredità accettata con una formula che tutela l’ente da eventuali debiti.

Oltre al danno economico legato alla perdita della quota ereditaria, per il nipote è arrivata anche la condanna al pagamento delle spese legali, per una cifra superiore ai 19mila euro.

Una vicenda che evidenzia come, anche in contesti familiari, la gestione delle ultime volontà possa trasformarsi in un contenzioso complesso, con esiti tutt’altro che scontati.

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