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Venezia tra rendite e abbandono, Sambo accusa: "I residenti fuggono mentre l’amministrazione uscente chiude la legislatura"

Tra scuole ridotte, sanità indebolita e alloggi pubblici vuoti, il Partito Democratico lancia l’allarme su una città che vive sempre più per i turisti e sempre meno per chi lavora e abita sul territorio

Monica Sambo, PD

Monica Sambo, PD

Alla vigilia dell’ultimo Consiglio comunale dell’amministrazione uscente, il Partito Democratico veneziano prepara la sua battaglia. Al centro della discussione, oltre al turismo, c’è la crescente difficoltà di vivere e lavorare in città, una problematica che si trascina da almeno dieci anni.

Monica Sambo, segretaria del PD, sottolinea come la questione non riguardi solo il numero di residenti, in continua diminuzione, ma l’intera qualità della vita: «I dati più recenti parlano chiaro: Venezia è al 53° posto nella classifica sulla qualità della vita de Il Sole 24 Ore, segno evidente di un peggioramento diffuso. Basta guardare i residenti a San Bortolo: oggi sono 47mila, un calo che riflette errori evidenti nella gestione della città».

Sambo punta il dito anche sull’attuale candidato sindaco del centrodestra, che negli ultimi cinque anni ha avuto la delega a Coesione sociale, Politiche della residenza, Sviluppo economico, Lavoro e Turismo: «Se le persone se ne vanno, una responsabilità è anche dell’amministrazione uscente».

Secondo la segretaria dem, le cause della crisi veneziana sono molteplici: servizi pubblici sempre più deboli, scuole e asili chiusi o ridotti, presidi sanitari indeboliti e un patrimonio abitativo trascurato. Tra i problemi più evidenti, 2.500 alloggi pubblici abbandonati e bandi abitativi poco utilizzabili, con costi incompatibili con redditi normali.

«Venezia sta diventando una città delle rendite e dello sfruttamento – conclude Sambo – dove chi lavora non riesce più a vivere. Il risultato è la progressiva perdita di residenti, giovani e famiglie, trasformando la città in uno spazio pensato più per i turisti che per chi la abita».

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