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26.03.2026 - 11:57
Foto di repertorio
Il sistema delle rette nelle case di riposo e nelle strutture per persone con disabilità finisce al centro del dibattito politico regionale. La consigliera Giorgia Bedin ha depositato una mozione in Consiglio regionale del Veneto per chiedere alla Giunta un intervento concreto su un meccanismo sempre più sotto pressione.
Al centro della questione c’è l’aumento della cosiddetta “quota sociale” delle rette, che negli ultimi anni è cresciuta in modo significativo, mettendo in difficoltà sia le famiglie sia i bilanci dei Comuni. «La quota sociale è aumentata troppo – sottolinea Bedin – e gli enti locali non riescono più a sostenere la compartecipazione senza compromettere altri servizi».
Le cause sono molteplici: dall’inflazione al caro energia, fino all’aumento dei costi alimentari e ai rinnovi contrattuali nel settore socio-sanitario. Tutti fattori che hanno contribuito a far lievitare i costi di gestione delle strutture, con un effetto diretto sulle rette.
A pesare ulteriormente è il sistema di calcolo della compartecipazione, basato esclusivamente sull’Isee. Un parametro che, per legge, esclude voci come la pensione di invalidità e l’indennità di accompagnamento. Il risultato è che anche utenti con entrate effettive possono risultare con un indicatore molto basso, trasferendo così gran parte dell’onere economico sui Comuni.
Una criticità più volte segnalata anche da ANCI, che ha evidenziato il rischio di tenuta del sistema senza un rafforzamento del sostegno pubblico.
La mozione presentata punta ad aprire un percorso condiviso su più fronti: dal monitoraggio dell’impatto economico sui bilanci comunali, al confronto con ANCI, enti del Terzo settore e associazioni delle famiglie. Tra gli obiettivi anche la definizione di un tariffario regionale omogeneo e l’individuazione di strumenti per alleggerire il carico finanziario sugli enti locali, trasferendo parte dell’onere allo Stato.
Non solo. Il documento invita anche a ripensare l’intero sistema dei servizi, con particolare attenzione a soluzioni alternative alla residenzialità tradizionale, come i progetti “Dopo di Noi”, “Vita Indipendente” e le opportunità offerte dal PNRR.
«Non si tratta di ridurre l’assistenza – conclude Giorgia Bedin – ma di trovare un equilibrio tra il diritto alla cura e la sostenibilità dei conti pubblici. Le famiglie non devono essere lasciate sole, ma i Comuni devono poter continuare a garantire servizi adeguati».
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