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03.04.2026 - 10:00
Foto di repertorio
È esploso un caso politico sulla decisione della Provincia di Trento di coprire con fondi pubblici i controlli sanitari su circa 2.500 bovini provenienti da aziende venete. L’intervento riguarda gli esami per il virus Bhv-1 su animali destinati all’alpeggio 2026 nelle zone di confine tra Trentino, Lessinia e monte Baldo, ma registrati con codici della provincia di Verona.
La consigliera provinciale del Pd, Francesca Parolari, ha presentato un’interrogazione sollevando dubbi sulla legittimità della scelta e sull’appropriato impiego delle risorse pubbliche. Il costo complessivo, stimato in 22mila euro, sarà a carico del Servizio sanitario trentino, che ha affidato le analisi all’Istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie.
Parolari mette in discussione la decisione di finanziare controlli su animali extra-provinciali e chiede chiarimenti sulle basi giuridiche di questa spesa, sulla mancata richiesta di contributi alla Regione Veneto e sulle alternative possibili, come l’introduzione di requisiti sanitari obbligatori per l’accesso all’alpeggio. Infine, si domanda se questa modalità sia un’eccezione limitata al 2026 o se diventerà una prassi consolidata nelle aree di confine.
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