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Idroelettrico, il Veneto cambia rotta: cabina di regia regionale e stop alle proroghe

Bitonci: “L’energia delle nostre montagne deve tradursi in risparmi per famiglie e imprese”

Idroelettrico, il Veneto cambia rotta: cabina di regia regionale e stop alle proroghe

Foto di repertorio

Niente proroghe automatiche e una regia pubblica per governare il futuro dell’energia idroelettrica. La Regione Veneto mette le basi per una nuova strategia sulle concessioni, puntando a trasformare il comparto in un pilastro dell’autonomia energetica e in una leva economica per cittadini e imprese.

A delineare la linea è l’assessore regionale Massimo Bitonci, dopo l’approvazione di un ordine del giorno collegato alla manovra di bilancio, frutto – sottolinea – di un lavoro condiviso tra maggioranza e opposizione.

Il punto centrale è la creazione di una “cabina di regia” regionale che dovrà guidare la gestione delle grandi e medie derivazioni idroelettriche, in vista della scadenza delle concessioni prevista nel 2029. L’obiettivo è superare il modello attuale e costruire una governance più vicina al territorio.

Tra le ipotesi allo studio, un modello societario a capitale pubblico prevalente, basato su una partnership tra la Regione e i gestori veneti degli impianti. Un ruolo strategico è previsto per la Provincia di Belluno, dove si concentra la maggior parte delle centrali.

Il settore, secondo le stime, vale circa 400 milioni di euro all’anno. Una ricchezza che, nelle intenzioni della Regione, dovrà essere redistribuita sul territorio, con effetti diretti sulle bollette delle famiglie e sulla competitività delle imprese.

Nel mirino anche le partite economiche ancora aperte. Bitonci ha ribadito la volontà di sollecitare il pagamento dei canoni arretrati da parte di Enel, risorse che – sottolinea – spettano alla collettività.

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