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03.04.2026 - 15:44
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Trentadue anni dopo, l’Italia del basket femminile torna a respirare l’aria di un Campionato del Mondo. Un’attesa lunghissima, interrotta da una qualificazione che ha il sapore dell’impresa e che porta una firma ben precisa: quella di Schio.
Sono infatti quattro le atlete del Famila Basket Schio protagoniste del cammino che ha riportato la Nazionale azzurra sul palcoscenico mondiale — Costanza Verona, Jasmine Keys, Olbis Futo André e Cecilia Zandalasini — a cui si aggiunge il vice allenatore Alessandro Fontana. Un blocco compatto, espressione di una realtà sportiva che negli anni si è affermata come una delle eccellenze del panorama nazionale ed europeo.
La qualificazione è arrivata al termine di un torneo di altissimo livello, chiuso dall’Italia al secondo posto, alle spalle soltanto degli Stati Uniti campioni olimpici, e impreziosito dal successo contro la Spagna, vicecampionessa europea. Un risultato che segna il ritorno delle azzurre al Mondiale, in programma a settembre a Berlino, a distanza di oltre tre decadi dall’ultima partecipazione del 1994.
Un traguardo che la città ha voluto celebrare ufficialmente. Nella giornata di oggi, la sala consiliare del Comune di Schio ha ospitato una cerimonia istituzionale per rendere omaggio alle atlete e al loro percorso, riconoscendo nello sport non solo un motivo di orgoglio ma anche un elemento identitario della comunità.
Accanto alle protagoniste, erano presenti il sindaco Cristina Marigo, l’assessore allo Sport Aldo Munarini, il presidente del Famila Basket Schio Marcello Cestaro, rappresentanti della Federazione, dello staff tecnico e della squadra, oltre a tifosi e sostenitori.
«Abbiamo voluto dare il giusto valore a un momento che definirei unico — ha sottolineato il sindaco —. Il ritorno al Mondiale dopo trentadue anni è già straordinario di per sé, ma il fatto che una parte così significativa di questa impresa nasca qui a Schio rende tutto ancora più significativo per la nostra comunità».
Sulla stessa linea l’assessore allo Sport, che ha evidenziato la giovane età delle atlete e il valore del percorso costruito: «Molte di loro non erano ancora nate nel 1994. Questo dimostra quanto sia importante il lavoro svolto e quante prospettive ci siano ancora davanti».
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