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03.04.2026 - 15:50
Foto di repertorio
Più posti disponibili e meno nascite, ma non basta. In Trentino il sistema dei nidi d’infanzia continua a non soddisfare pienamente la domanda: oltre il 32% delle richieste resta senza risposta e più di mille bambini sono ancora in lista d’attesa. È quanto emerge dall’ultimo report dell’Istituto di statistica della provincia di Trento (Ispat) sull’anno educativo 2024/2025.
La fotografia mostra un sistema in crescita, ma ancora insufficiente. I posti disponibili coprono poco più del 35% dei bambini residenti sotto i tre anni, una quota in aumento rispetto al passato ma lontana dal garantire un accesso diffuso al servizio.
Offerta in aumento, ma concentrata nelle città
Nel corso dell’anno educativo in esame, la rete pubblica dei nidi ha contato 108 strutture per un totale di 4.115 posti, con un incremento del 4,2% rispetto all’anno precedente. La gestione è affidata in larga parte a soggetti privati convenzionati, soprattutto cooperative sociali, che operano per conto degli enti pubblici.
La distribuzione territoriale resta però squilibrata: circa la metà dei posti si concentra nelle aree urbane principali, con la Val d’Adige e la Vallagarina a fare la parte del leone.
Quasi 4mila iscritti, rette tra 150 e 350 euro
I bambini iscritti sono mediamente 3.960, con una netta prevalenza del tempo pieno (oltre il 90%). Le famiglie sostengono costi variabili: la fascia più frequente per la retta mensile si colloca tra 266 e 304 euro, mentre gli importi oscillano mediamente tra un minimo di 147 e un massimo di 357 euro.
La presenza di bambini con cittadinanza straniera si attesta al 7,2%, in lieve calo rispetto all’anno precedente, con una forte incidenza di minori nati comunque in Italia.
Liste d’attesa ancora elevate
Il dato più critico riguarda l’accesso al servizio. Su 3.370 domande effettive, solo il 67,9% ha ottenuto un posto, mentre il 32,1% — pari a 1.081 bambini — è rimasto escluso.
Le differenze territoriali sono marcate. Se alcune aree riescono a soddisfare quasi completamente la domanda — come la Comunità di Primiero e la Val d’Adige — altre restano in forte difficoltà. In coda si trovano la Valsugana e Tesino e soprattutto la Val di Sole, dove meno del 40% delle richieste trova risposta.
Meno bambini, ma il sistema resta sotto pressione
Il calo demografico contribuisce ad alleggerire il divario: i bambini sotto i tre anni sono diminuiti del 3,8% in un anno. Tuttavia, la riduzione della popolazione non è sufficiente a compensare una domanda ancora elevata.
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