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03.04.2026 - 16:49
Foto di repertorio
La vicenda degli appalti per il call center di Dolomiti Energia sta sollevando crescenti polemiche in Trentino, minando l’immagine di una provincia storicamente attenta alla qualità del lavoro.
Negli ultimi quindici anni, il Trentino ha costruito un sistema avanzato di protezione dei lavoratori: dall’Agenzia del Lavoro al “Progettone”, dagli ammortizzatori sociali rafforzati alle clausole sociali sugli appalti, fino agli strumenti per escludere le imprese che impiegano contratti pirata dalle agevolazioni pubbliche. Un patrimonio normativo di cui la provincia va giustamente orgogliosa.
Ed è proprio in questo contesto che emerge lo sconcerto per le scelte dell’azienda energetica. Uno dei due appalti del call center è affidato a una società che applica da sempre contratti irregolari. Oggi, il nuovo appalto — attualmente gestito dalla trentina GPI con il CCNL metalmeccanici, a garanzia di oltre cinquanta lavoratrici e lavoratori — potrebbe essere assegnato a LUO Srl, società recentemente condannata dal Tribunale di Trani per comportamenti antisindacali.
Secondo il Pd trentino, Dolomiti Energia non può fondare il proprio ecosistema di fornitori sul ribasso dei diritti. La scelta ricadrebbe direttamente sulle lavoratrici del call center, prevalentemente donne, privandole delle tutele e dei salari previsti dalla legge provinciale.
«Dolomiti Energia annulli le gare e internalizzi il call center — sottolineano il capogruppo provinciale Alessio Manica e l’on. Sara Ferrari — oppure, quantomeno, bandisca una nuova gara unica, nel pieno rispetto delle norme e dei valori del Trentino. La Provincia e i due principali comuni soci devono intervenire subito per garantire il rispetto dei diritti dei lavoratori».
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