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Maxi sequestro di gas refrigerante illegale al Porto di Venezia, l’allarme di Confapi e Assofrigoristi

Oltre 24mila chili di prodotto introdotto irregolarmente in Europa e 1.400 bombole bloccate dalla Guardia di Finanza: «Nel Nordest troppi canali d’ingresso, serve attenzione anche da parte delle imprese»

Confapi denuncia l'episodio

Confapi denuncia l'episodio

Nuovo colpo al traffico di prodotti chimici irregolari in Veneto. Nei giorni scorsi la Guardia di Finanza del Comando Provinciale di Venezia ha sequestrato al Porto di Venezia oltre 24mila chilogrammi di gas destinato a impianti di refrigerazione e climatizzazione, ritenuto di contrabbando. Il prodotto, contenuto in 1.400 bombole, avrebbe un valore di mercato stimato in circa 465mila euro ed era stato introdotto in modo irregolare nel territorio dell’Unione Europea.

A commentare l’operazione sono il presidente di Confapi Venezia Marco Zecchinel e il direttore di Assofrigoristi Marco Oldrati, che esprimono un plauso alla Guardia di Finanza e rilanciano un appello chiaro agli imprenditori del territorio: evitare l’acquisto di gas di contrabbando.

«È un fenomeno su cui chiediamo da tempo attenzione e controlli da parte delle autorità competenti – spiegano –. L’intervento della Guardia di Finanza di Venezia è estremamente importante per l’entità del materiale sequestrato e per il valore economico, vicino al mezzo milione di euro».

Non si tratta di un caso isolato. Qualche tempo fa un altro sequestro era avvenuto al casello autostradale di Roncade, in provincia di Treviso. Ora il ritrovamento nello scalo lagunare conferma, secondo le associazioni di categoria, che nel Nordest esistono più punti di ingresso per questo tipo di merce illegale.

Il dato che preoccupa di più riguarda però le quantità che, secondo le stime fornite dalle associazioni, circolerebbero fuori dalle regole: quasi la metà del gas refrigerante disponibile sul mercato italiano sarebbe immesso in modo irregolare o illegale. Si parla di circa 1 milione e 250mila chili di prodotto non conforme.

Da qui l’invito a «non abbassare la guardia». Da una parte, sottolineano Zecchinel e Oldrati, servono controlli continui da parte delle forze dell’ordine; dall’altra è fondamentale la responsabilità delle imprese. Acquistare gas di contrabbando significa infatti alimentare una concorrenza sleale, penalizzando chi opera nel rispetto delle regole.

Non solo. Le conseguenze, ricordano le associazioni, possono essere pesanti anche sul piano ambientale e della sicurezza. L’utilizzo di gas non certificati e non conformi in impianti e macchinari per la refrigerazione e la climatizzazione può comportare rischi per chi lavora sugli impianti e, indirettamente, per i cittadini che ne fanno uso.

Un richiamo che dal Porto di Venezia si allarga a tutto il Veneto, dove il settore della refrigerazione e della climatizzazione rappresenta una parte importante del tessuto produttivo e dove la battaglia contro il mercato nero resta, secondo le categorie, una priorità.

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