Un mozzicone di sigaretta fumato durante il furto, abbandonato sulla scena del crimine, è stato l'elemento chiave che ha portato alla condanna di un uomo, oggi trentunenne, a tre anni di reclusione per furto in abitazione aggravato. La vicenda risale al 2 gennaio 2016, quando l'imputato, all'epoca ventunenne, si intrufolò nell'abitazione di Arco, rubando un orologio, un collier e vari gioielli, del valore di circa 600 euro ciascuno.
La piccola traccia lasciata sulla scena del crimine, un mozzicone di sigaretta, inizialmente sembrava un dettaglio insignificante. Tuttavia, il Dna estratto dal mozzicone, confrontato con i profili genetici presenti nella Banca Dati Nazionale del Dna, ha permesso di identificare l'autore del furto, che aveva precedenti penali. L'identificazione era avvenuta già nel 2021, ma sono stati necessari diversi anni prima che il caso giungesse in tribunale.
Il ladro aveva anche lasciato il suo accendino sul luogo del furto, un altro dettaglio che ha confermato la sua presenza. Nonostante il proprietario dell'abitazione avesse avvertito le forze dell'ordine e confermato che quegli oggetti non potevano appartenere a lui, poiché non era un fumatore, la giustizia ha fatto il suo corso. Purtroppo, il proprietario dell'abitazione, che non ha mai visto la condanna dell'imputato, è deceduto prima della sentenza.
Durante il processo, la difesa ha cercato di dimostrare che, pur essendo il mozzicone di sigaretta stato fumato dall'imputato, ciò non implicava necessariamente la sua colpevolezza o la sua presenza sulla scena del crimine. Tuttavia, il giudice Fabio Peloso ha ritenuto sufficienti le prove e ha emesso la condanna a tre anni di reclusione, facendo riferimento alla normativa vigente nel 2016, anno del furto. Oggi, la pena per il furto in abitazione è stata inasprita, con una condanna minima di quattro anni.