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Cronaca
02.04.2026 - 09:26
Foto di repertorio
Un anno intenso, segnato da numeri in crescita e da episodi che hanno lasciato il segno nelle comunità alpine. Il 2025 del Soccorso alpino e speleologico trentino si chiude con un bilancio impegnativo: 1.553 interventi e 1.602 persone soccorse, oltre quattro operazioni al giorno. Ma il dato più allarmante riguarda le vittime: 51 decessi, undici in più rispetto all’anno precedente.
A tracciare il quadro è il presidente Walter Cainelli, che parla di «operazioni complesse» e di eventi che hanno profondamente colpito il territorio. Rispetto al 2024, sono 95 le persone soccorse in più, segnale di una frequentazione crescente della montagna ma anche di una maggiore esposizione ai rischi.
A richiedere più spesso l’intervento dei soccorritori sono stati, ancora una volta, gli escursionisti: rappresentano oltre la metà dei casi (53,1%), con 852 persone assistite. Subito dopo si colloca il mondo della mountain bike, in netto aumento con 252 interventi, seguito dall’alpinismo (119 soccorsi). Non mancano poi gli incidenti che coinvolgono lavoratori in ambienti impervi, arrampicatori su vie ferrate, appassionati di sport estremi come base jumper e parapendisti, e climber.
Fondamentale il contributo delle unità cinofile, attivate 56 volte nel corso dell’anno: 29 le operazioni di ricerca effettuate, tra interventi su valanga e ricerche in superficie. Più contenuto ma comunque significativo l’impegno della componente speleologica, coinvolta in tre missioni, tra cui un intervento nell’Abisso Paperino in Piemonte. Il gruppo forre ha invece operato in dieci diversi interventi, soccorrendo dodici persone.
Sul fronte sanitario, la maggior parte dei soccorsi ha riguardato persone ferite (909), mentre 634 sono risultate illese. I decessi, come detto, salgono a 51. In larga parte si tratta di cittadini italiani (82,6%), seguiti da stranieri, soprattutto tedeschi.
Le cause degli incidenti confermano un quadro noto ma non per questo meno preoccupante: le cadute restano il fattore principale (quasi il 47% dei casi), seguite da problemi fisici o psicofisici e dalla perdita dell’orientamento. Tra gli episodi più impegnativi dell’anno, Cainelli ricorda la ricerca di due escursionisti dispersi sul Carè Alto e i numerosi incidenti mortali durante la stagione estiva.
Da qui il richiamo, netto, alla prudenza. «Serve responsabilità quando si frequenta la montagna», ribadisce il presidente, sottolineando al tempo stesso la solidità di un’organizzazione che continua a investire in formazione e tecnologie per garantire interventi sempre più efficaci. Un presidio essenziale, in un ambiente affascinante quanto fragile, dove ogni errore può avere conseguenze gravi.
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