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Cronaca
03.04.2026 - 16:08
Foto di repertorio
L’ennesima morte sul lavoro riaccende l’allarme sicurezza nel Polesine. Dopo la tragedia avvenuta questa mattina nell’area dell’ex zuccherificio di Contarina, dove un lavoratore ha perso la vita in seguito a una caduta dall’alto, CGIL, CISL e UIL tornano a chiedere interventi immediati e strutturali.
«Siamo di nuovo a piangere una morte sul lavoro nel nostro territorio e questo è inaccettabile», dichiarano i sindacati, esprimendo innanzitutto vicinanza alla famiglia della vittima e ai colleghi. Secondo le prime ricostruzioni, l’incidente rientrerebbe in una dinamica purtroppo ricorrente: una caduta da un ponteggio nell’ambito di lavori affidati in subappalto.
Proprio il sistema degli appalti è indicato come uno dei nodi principali. «Sempre più spesso — sottolineano — è lì che si verificano gli infortuni più gravi, con il rischio che i costi della sicurezza vengano scaricati sui lavoratori». Da qui la richiesta di regole più stringenti, maggiore trasparenza e l’applicazione rigorosa dei contratti collettivi nazionali di lavoro.
Le tre sigle sindacali chiedono inoltre che il Protocollo d’intesa sulla sicurezza, già sottoscritto nel Comune di Rovigo, venga esteso a tutti i Comuni della provincia. Allo stesso tempo, sollecitano la convocazione urgente del tavolo di coordinamento su legalità, sicurezza e prevenzione, fermo dallo scorso novembre.
Tra le priorità indicate anche il rafforzamento degli organici degli enti ispettivi, un piano strutturato di formazione continua — rivolto non solo ai lavoratori ma anche ai datori di lavoro — e una maggiore valorizzazione del ruolo dei rappresentanti per la sicurezza.
«Le misure di tutela non possono essere considerate un costo, ma una risorsa», ribadiscono, chiedendo anche investimenti in innovazione orientati ad aumentare gli standard di sicurezza nei luoghi di lavoro.
Il messaggio è netto: serve un cambio di passo concreto. «Non possiamo accettare che un lavoratore esca di casa e non vi faccia ritorno. Per fermare questa strage è necessario un cambiamento culturale profondo, che metta al centro la persona, la prevenzione e la responsabilità condivisa».
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