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Omicidio stradale

Sara Piffer travolta in bicicletta, l’investitore patteggia due anni con sospensione della pena e quattro anni senza patente

A oltre quattordici mesi dall’incidente mortale tra Mezzocorona e Mezzolombardo, il pensionato 72enne che ha centrato la giovane promessa del ciclismo trentino patteggia

Foto di Giuseppe Balocco per la FIAB

Foto di Giuseppe Balocco per la FIAB

Più di un anno fa, il 24 gennaio 2025, la vita della famiglia Piffer è cambiata per sempre a seguito di un tragico incidente avvenuto lungo via Battisti, tra Mezzocorona e Mezzolombardo. Quel giorno, Sara Piffer, 19enne di Palù di Giovo e promessa del ciclismo trentino, stava uscendo per un allenamento con il fratello Christian, quando una Volkswagen Up guidata da un pensionato di 72 anni di Mezzocorona l’ha travolta senza lasciarle scampo. Christian, ventenne e anch’egli ciclista agonista, è rimasto illeso, ma Sara non ce l’ha fatta a sopravvivere ai gravissimi traumi riportati.

Ieri, il conducente dell’auto, ex falegname, ha patteggiato due anni di reclusione, con pena sospesa, e quattro anni di sospensione della patente. L’accordo, raggiunto tramite l’avvocato Claudio Severini con il pm Davide Ognibene, è stato ratificato dal giudice per l’udienza preliminare Marco Tamburrino. La Procura aveva chiesto la revoca definitiva della patente, ma la richiesta non è stata accolta.

Secondo la ricostruzione tecnica affidata a un ingegnere dal pm, l’uomo aveva superato un’auto senza avere la visuale chiara e senza accertarsi dell’assenza di passanti provenienti dalla direzione opposta. Ha dichiarato di aver visto i due ciclisti arrivare sulla sua destra, ma troppo tardi per evitare l’impatto. Sara è stata centrata all’altezza del parafanghi della bicicletta e trascinata per alcuni metri prima che l'anziano riuscisse a fermarsi.

Nonostante il dolore immenso, la famiglia di Sara ha scelto di perdonare l’automobilista, senza costituirsi parte civile nel processo. «La vita non ha prezzo e non esiste pena che riporti indietro Sara», ha dichiarato al giornale Il T quotidiano il papà Lorenzo, che insieme a mamma Marianna e agli altri figli, ha deciso di destinare eventuali risarcimenti a iniziative benefiche. Negli ultimi giorni è stata anche istituita una fondazione a nome di Sara per continuare a far vivere la sua memoria e sensibilizzare sulla sicurezza stradale.

L’avvocato della famiglia, Federico Balconi, fondatore di Zerosbatti e legale di Federciclismo, ha commentato al giornale Il T quotidiano il patteggiamento sottolineando la necessità di leggi più severe per la protezione dei ciclisti: «Ogni volta il patteggiamento rischia di non avere reali conseguenze per chi causa tragedie in strada. Serve un cambiamento culturale e legislativo, senza compromessi, come avviene in molti Paesi europei».

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