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Il processo
08.04.2026 - 11:20
Foto di repertorio
Si avvalgono della facoltà di non rispondere padre e figlio bresciani arrestati venerdì scorso con l’accusa di furto in una malga della Val di Non. I due, rispettivamente di 59 e 33 anni e già noti alle forze dell’ordine, ieri mattina hanno partecipato in videocollegamento dal carcere di Canton Mombello all’interrogatorio di garanzia davanti al gip Enrico Borrelli. Solo il più giovane ha voluto parlare, negando ogni responsabilità: «Io non c’entro nulla con questa vicenda», avrebbe detto.
Il furto risale a metà aprile 2025, quando i malviventi hanno approfittato dell’assenza dei gestori per entrare di notte forzando una finestra al piano terra. Una volta dentro, hanno rovistato fino a trovare i risparmi nascosti in scatole da scarpe nella camera da letto: circa 600mila euro in contanti e alcuni gioielli. «I risparmi di 30 anni di lavoro», ha raccontato il gestore Roberto Covi.
Nonostante i tentativi di passare inosservati, viaggiando con una targa clonata sulla loro auto sportiva di grossa cilindrata, i ladri non sono riusciti a farla franca. Le indagini dei carabinieri del nucleo operativo di Cles, insieme al nucleo investigativo di Trento, hanno analizzato i video delle telecamere lungo il percorso, ricostruito le celle telefoniche e monitorato i movimenti dei sospetti fino a risalire ai responsabili.
Nelle abitazioni degli arrestati, oltre a 10mila euro sequestrati, sono stati trovati arnesi da scasso, giubbotti antiproiettile, ricetrasmittenti e visori termici, strumenti considerati utili per mettere a segno altri colpi. Al momento, le avvocate dei due, Valeria Cominotti e Stefania Amato, non hanno avanzato richieste per misure alternative al carcere.
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