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06.03.2026 - 12:15
La mostra
A Palazzo Ducale di Venezia, dal 6 marzo al 29 settembre 2026, è stata inaugurata la mostra "Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari", un evento che indaga il legame profondo tra le civiltà antiche e l'elemento naturale dell'acqua, cruciale sia per la religiosità che per l'identità culturale.
Questa mostra, curata da Chiara Squarcina e Margherita Tirelli, è una riflessione sul passato che si intreccia con il presente, affrontando il tema del sacro attraverso un'indagine sul ruolo che l'acqua ha svolto nelle pratiche religiose delle popolazioni etrusche e venete. Il percorso espositivo porta il visitatore a esplorare la genesi di un rapporto che si sviluppa nel tempo, dalle sorgenti termali e fiumi sacri, fino ai santuari che hanno segnato la storia di questi popoli.
L'esposizione mette in mostra oltre 700 reperti, molti dei quali mai esposti prima, provenienti da importanti musei italiani e internazionali. Tra i pezzi di grande valore spiccano la Testa di Leucothea, una figura protettiva legata alla navigazione etrusca, e una serie di bronzi votivi ritrovati nei santuari termali dell'Etruria, tra cui quelli di San Casciano dei Bagni, che offrono una testimonianza diretta della frequentazione di culti legati alla guarigione.
Il progetto si sviluppa in due sezioni principali: "Gli Etruschi e il sacro" e "I Veneti e il sacro", con un focus sui santuari fluviali e le pratiche rituali legate all'acqua. Si esaminano, ad esempio, i santuari di Montegrotto e Lagole di Calalzo, luoghi di culto per le loro potenzialità terapeutiche, che venivano frequentati anche da chi cercava cura fisica e spirituale.
Un aspetto significativo di questa mostra è il dialogo che essa instaura tra due realtà archeologiche distinte: la civiltà etrusca, che ha avuto un forte legame con le acque, e la civiltà veneta, con la sua affinità per il culto delle sorgenti e delle acque curative. La sezione dedicata ai Veneti include importanti reperti come il disco bronzeo di Montebelluna, e le testimonianze di culti legati all'insegnamento della scrittura e alla tessitura.
Giovanni Bonotto, con il suo progetto installativo "We are bodies of water", aggiunge un tocco contemporaneo alla mostra, intrecciando arte, ricerca scientifica e tecnologia in un grande arazzo creato con materiali plastici riciclati, accompagnato da un poema sonoro che esplora la connessione tra la natura e le problematiche ambientali della Laguna di Venezia.
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