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Spinea, i Caenassi festeggiano dieci anni: pedalando tra mestieri, storia e goliardia

Spinea: i Caenassi festeggiano dieci anni di passione e partecipazione, tra recupero storico delle biciclette dei mestieri ambulanti, ricerca e progetti per la comunità

La bici tra storia e cultura

una sfilata dei caenassi

Spinea festeggia un traguardo speciale: I Caenassi, il gruppo ciclo-storico nato nel 2015 quasi per gioco da un gruppo di amici, celebra dieci anni di attività.

In questo primo decennio il gruppo ha costruito un percorso fatto di passione e partecipazione: circa 120 presenze a eventi e oltre 110 persone che, nel tempo, hanno condiviso e animato questa esperienza.

Il 2026 si è aperto nel segno del rinnovamento e dell’entusiasmo che ha sempre contraddistinto il gruppo, ma la missione dei Caenassi resta chiara: far scoprire, conoscere e ricordare le biciclette degli antichi mestieri ambulanti, quelle che per decenni hanno rappresentato un pezzo di economia reale e quotidiana.

È un racconto popolare e concreto: biciclette trasformate dall’arte e dall’ingegno in strumenti di lavoro, in un’epoca in cui – tra il primo Novecento e il dopoguerra – la necessità spingeva a inventarsi un mestiere e a macinare chilometri per vivere.

Su quel patrimonio di memoria si innesta anche l’identità del gruppo: Roberto Nerosi, che lo ha ideato e guidato fin dall’inizio, ha più volte spiegato come l’iniziativa sia nata in modo spontaneo, dall’idea di rimettere in vita vecchie biciclette e condividerle, unendo cultura e goliardia, “tra amici”, come elemento distintivo del progetto. “Dieci anni sono un traguardo che ci emoziona, perché dietro ogni uscita c’è un pezzo di storia restituito alla comunità - afferma Roberto Nerosi, coordinatore del gruppo - Con le nostre bici raccontiamo la fatica e la dignità dei mestieri poveri, quelli che hanno costruito la quotidianità di intere generazioni. Nel 2026 vogliamo fare un passo in più: non solo folklore, ma ancora più cultura, con ricerca storica, recupero di reperti d’epoca e occasioni di incontro anche con le scuole. L’importante è non dimenticare da dove veniamo”. (m.t.)

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