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Referendum sulla giustizia, il parere critico del magistrato Mammucci

Il sostituto procuratore di Venezia invita alla cautela

Aula-tribunale

Foto di repertorio

Referendum Giustizia: Voci a Confronto

Il referendum sulla giustizia continua a generare ampi dibattiti, non solo tra i cittadini, ma anche tra gli addetti ai lavori. Tra le voci più autorevoli si distingue quella di Ermindo Mammucci, sostituto procuratore a Venezia e segretario dell’Associazione nazionale magistrati del Veneto, intervenuto a Radio Veneto 24.

Secondo Mammucci, il problema principale non riguarda solo il merito della riforma, ma soprattutto le modalità con cui è stata elaborata. «Una modifica costituzionale così rilevante non può essere decisa senza un ampio dibattito parlamentare – spiega – La riforma è stata preparata in gran parte dal governo, senza reale confronto con le opposizioni né in Commissione né in Aula». Secondo il magistrato, questa mancanza di partecipazione mina la trasparenza e la legittimità della proposta.

Mammucci critica anche l’uso di riferimenti a figure come Giovanni Falcone per sostenere il Sì: «Si tratta di un uso improprio del suo pensiero, contestualizzato in un’epoca completamente diversa». 

Tra i punti più controversi della riforma, Mammucci segnala la questione della separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri. «La proposta non introduce una reale distinzione tra le funzioni giudicanti e quelle requirenti, rischiando di confondere percorsi professionali consolidati», osserva. Anche il ruolo del Consiglio superiore della magistratura (Csm) preoccupa il magistrato: la riforma prevede una composizione tramite sorteggio quasi totale della componente togata, riducendo la partecipazione diretta dei magistrati. «Questo potrebbe indebolire l’autonomia del Csm e aumentare le influenze esterne», avverte.

Mammucci respinge inoltre l’idea che la riforma sia un tentativo di «punire» la magistratura per il caso Palamara: «Chi lo sostiene fraintende la natura dell’organo di autogoverno dei magistrati».

In conclusione, il sostituto procuratore invita a un dibattito più ampio, partecipato e trasparente: «La riforma così come proposta rischia di compromettere autonomia, indipendenza e trasparenza del sistema giudiziario. Serve cautela e ponderazione per tutelare la credibilità delle istituzioni e i principi fondamentali della giustizia».

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