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Calcio. Serie C
06.04.2026 - 17:38
Treviso @facebook Treviso
Giovedì 2 aprile 2026: è il giorno della liberazione per Treviso. Tredici anni dopo, infatti, i biancocelesti sono tornati in Serie C. Quello della squadra di Gorini è stato un percorso di dominio con il girone C di Serie D vinto con quattro giornate d’anticipo.
Il sigillo definitivo è arrivato con l’1-0 sull’Union La Rocca Altavilla: basta un gol di Brevi per far esplodere la festa e certificare un traguardo atteso troppo a lungo. Poi l'abbraccio della gente nelle piazze della città, tutti insieme: il presidente Alessandro Botter, la squadra e i tifosi uniti in un unico grido di euforia.
Ma quel momento è solo l’ultimo fotogramma di un percorso costruito settimana dopo settimana, con continuità e identità. Il Treviso di Edoardo Gorini è un gruppo costruito dall'estate con testa e programmazione. Dopo la delusione della passata stagione, con il duello perso con le Dolomiti Bellunesi, si è deciso di ricostruire. Il patron Botter aveva prima di tutto ricompattato l'ambiente e guardato all'avvenire con fiducia: "Purtroppo non abbiamo raggiunto gli obiettivi prefissati, ma abbiamo gettato basi solide per il futuro. Da qui ripartiremo. Tutto serve per crescere. Ogni errore è un’opportunità per imparare e ripartire più consapevoli. Vogliamo restituire alla città il palcoscenico che merita", aveva dichiarato ad agosto con parole che oggi sembrano profetiche. Poi c'è stata la capacità di affidarsi alle persone giuste: le idee del ds Pierfrancesco Strano per la costruzione della squadra e la grande esperienza di Edoardo Gorini per guidarla.
È nato così un gruppo fatto di giocatori esperti e di giovani affamati. Lo scheletro formato dalla coppia difensiva Salvi e Munaretto, Gucher e Serena a centrocampo, Beltrame e Scotto davanti. La grande sorpresa della linea verde invece è rappresentata da Daniel Perin, già comprato per la prossima stagione dalla Juve Stabia.
Come anticipato, dietro questa promozione c’è anche molto della mano di Edoardo Gorini. Dopo tanta esperienza in Serie B con il Cittadella, l'allenatore si è rimesso in gioco ripartendo dalla Serie D e sposando prima di tutto il progetto trevigiano. Ha costruito un gruppo praticamente da zero, ha creato un’identità e un gioco convincente. E in pochi mesi il Treviso è diventato una macchina perfetta: "È stato un percorso straordinario, tutt’altro che scontato", ha raccontato a promozione acquisita. Niente improvvisazione, ma lavoro, organizzazione e mentalità. Il Treviso ha vinto così: con la testa, la qualità e con una continuità feroce.
Questo trionfo pesa ancora di più se si guarda a ciò che è stato. Negli ultimi tredici anni il Treviso ha vissuto di tutto: fallimenti, la Promozione e l'Eccellenza, con la lenta risalita fino alla Serie D. Una parabola discendente che sembrava essere infinita soprattutto dopo i tanti investimenti della passata stagione e il mancato salto di categoria. Invece poi Alessandro Botter ha preso in mano le redini della situazione e tutto è cambiato. E ora Treviso non vuole accontentarsi. "Vogliamo trovare la Serie B nel giro di tre anni. Al centro porremo le infrastrutture e il settore giovanile", ha spiegato il patron. Il primo sigillo intanto è stato posto: il Rinascimento è iniziato, ma la sensazione è che il bello da queste parti debba ancora arrivare.
Il ritorno tra i professionisti infatti è solo l’inizio. Il Treviso torna nel calcio che conta con basi solide, un’identità chiara e una consapevolezza nuova: questa non è stata una promozione casuale, ma il punto di arrivo di un progetto. E forse, anche il punto di partenza.
Stefano Parpajola
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