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SALUTE
30.03.2026 - 22:15
Il Professor Bertolo con la sua equipe
Un ago sottilissimo al posto del bisturi, interventi guidati in tempo reale e funzioni preservate. A Verona la chirurgia urologica compie un salto in avanti e richiama specialisti da tutta Europa e non solo, interessati a una tecnica che promette meno invasività e più qualità di vita per i pazienti.
Nei giorni scorsi, nelle sale operatorie dell’Urologia dell’Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona, diretta dal professor Alessandro Antonelli, una delegazione internazionale di medici ha assistito dal vivo a interventi innovativi alla prostata. A eseguirli è stato il professor Riccardo Giuseppe Bertolo, utilizzando la tecnica transperineale TPLA con tecnologia Echolaser, tra le più avanzate oggi disponibili nella chirurgia mininvasiva.
I quattro specialisti arrivavano da realtà diverse: due dal Hospital da Luz Torres di Lisbona, uno dal Nnamdi Azikiwe University Teaching Hospital di Nnewi, in Nigeria, e uno dall’ospedale di Savigliano, in provincia di Cuneo. La visita aveva l’obiettivo di osservare da vicino una metodologia che sta aprendo nuove prospettive nel trattamento delle patologie prostatiche.
Il cuore dell’innovazione è proprio nella tecnica TPLA, che consente di intervenire senza incisioni chirurgiche. L’accesso avviene infatti per via transperineale, attraverso la zona tra scroto e ano. Guidati dall’ecografia in tempo reale, i medici inseriscono fibre laser sottilissime tramite aghi di meno di un millimetro di diametro. Il calore generato permette di trattare in modo selettivo il tessuto prostatico in eccesso o patologico.
I vantaggi sono significativi: tempi di recupero rapidi e un impatto molto ridotto sulla qualità della vita. In particolare, la tecnica consente di preservare funzioni fondamentali come la continenza urinaria, la funzione sessuale e l’eiaculazione, aspetti spesso compromessi negli interventi più invasivi.
Questa metodologia trova applicazione sia nell’ipertrofia prostatica benigna sia nel carcinoma prostatico. Nel primo caso, una condizione molto diffusa con l’avanzare dell’età, permette di ridurre il volume della prostata e migliorare i sintomi urinari quando i farmaci non sono più sufficienti, evitando interventi tradizionali più invasivi.
Nel caso del tumore alla prostata, invece, la tecnica consente un approccio focale: si interviene solo sulla lesione, preservando il resto dell’organo. Una strategia particolarmente importante nei pazienti selezionati, perché riduce gli effetti collaterali mantenendo l’efficacia terapeutica.
“Si tratta di un intervento d’avanguardia che realizziamo attraverso un accesso percutaneo, senza incisioni, utilizzando aghi sottilissimi e un’anestesia molto blanda”, spiega il professor Bertolo. “Questa tecnologia, attiva da circa un anno nella nostra Urologia, ci permette di trattare sia l’ipertrofia prostatica benigna sia piccole lesioni tumorali, con un vantaggio fondamentale: il massimo risparmio funzionale. Preserviamo la funzione eiaculatoria, sempre più richiesta dai pazienti, e garantiamo la continenza urinaria, che potrebbe essere compromessa con interventi più invasivi”.
Un modello che unisce innovazione tecnologica e attenzione alla qualità della vita, e che sta trasformando Verona in un punto di riferimento internazionale per la chirurgia urologica mininvasiva.
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