A Verona arrivano quasi 3 milioni di euro dal Ministero della Salute per innovare cure e assistenza: protagonisti medici e giovani ricercatori. Un risultato che rafforza il ruolo di Verona come polo di eccellenza nella ricerca clinica e nella sanità pubblica: l’Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona conquista sette progetti nel bando nazionale “Ricerca finalizzata 2024”, ottenendo finanziamenti per quasi 3 milioni di euro. Un traguardo che premia il lavoro congiunto tra ospedale e Università di Verona e che si traduce in innovazioni concrete per i pazienti.
I progetti finanziati puntano a migliorare la qualità delle prestazioni del Servizio sanitario nazionale, con studi che spaziano dall’appropriatezza nell’uso degli antibiotici alla gestione delle malattie cardiovascolari, fino all’impiego dell’intelligenza artificiale per ottimizzare le terapie farmacologiche nei pazienti anziani. Accanto a questi, trovano spazio anche ricerche sul benessere del personale sanitario e sulla riabilitazione neurologica.
A coordinare il lavoro è stata l’Unità di ricerca clinica dell’AOUI, che ha guidato un ampio gruppo di professionisti: medici e ricercatori capaci di integrare attività clinica e ricerca scientifica. Oltre ai sette progetti con AOUI capofila, si aggiungono anche tre studi finanziati in cui l’azienda partecipa come partner, per un totale di dieci progetti complessivi che vedono coinvolta la realtà veronese.
Particolarmente significativa è la presenza dei giovani: quattro i progetti finanziati guidati da ricercatori under 40, segno di un sistema che investe sulle nuove generazioni e sulla crescita della ricerca.
Soddisfazione nelle parole del direttore generale Paolo Petralia: “È un grande risultato per la nostra Azienda, per l’Università di Verona e per tutti i nostri professionisti. Negli ultimi due anni siamo passati da tre a sette progetti finanziati: un numero più che raddoppiato, che testimonia un deciso aumento della qualità del lavoro svolto”.
Petralia sottolinea anche il valore strategico della ricerca: “Si consolida un modello in cui la ricerca è parte integrante dell’attività clinica, come deve essere in un grande ospedale di insegnamento. Questo risultato conferma il percorso costruito in questi anni, grazie a un’organizzazione capace di sostenere e valorizzare la partecipazione ai bandi”.
A evidenziare il valore della sinergia tra sanità e mondo accademico è anche la rettrice dell’Università di Verona Chiara Leardini: “Si tratta di un traguardo straordinario: sette progetti vinti, di cui quattro guidati da giovani ricercatori. L’integrazione tra competenze cliniche e ricerca universitaria consente di trasformare conoscenze avanzate in progressi concreti nelle cure”. “Questo successo – aggiunge – contribuisce ad elevare il livello dell’assistenza e rafforza l’attrattività di Verona, grazie agli investimenti continui nella ricerca clinica e nella formazione”.
Un risultato, dunque, che non rappresenta solo un riconoscimento scientifico, ma anche un passo avanti concreto per migliorare la qualità delle cure e la risposta ai bisogni dei cittadini.