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Attualità
26.03.2026 - 11:19
Un gioco per educare, prevenire e salvare vite. Ma anche un appello forte al rispetto verso chi ogni giorno lavora in prima linea negli ospedali. Sono due facce della stessa realtà quelle raccontate dal direttore generale dell’Ulss 3, intervenuto durante la presentazione di un progetto rivolto alle scuole e alle famiglie.
L’iniziativa, sviluppata in collaborazione con la Fondazione di Venezia e Clementoni, si presenta come un gioco interattivo ma con un obiettivo preciso: insegnare la prevenzione degli incidenti domestici. «Stiamo cercando di diffondere il più possibile questo strumento – spiega – perché le scuole rappresentano per noi il primo veicolo per arrivare alle famiglie».
L’idea è semplice quanto efficace: coinvolgere ragazzi e genitori in un’esperienza condivisa che metta al centro comportamenti quotidiani spesso sottovalutati. Eppure, proprio quelle disattenzioni considerate banali sono alla base di numerosi incidenti domestici. «Nella nostra azienda ne registriamo oltre mille ogni anno – sottolinea il direttore – numeri importanti che devono far riflettere».
Il gioco diventa così uno strumento educativo capace di riportare l’attenzione su gesti e regole troppo spesso dati per scontati. «Non ci si fa mai male in maniera intelligente – osserva – ma per distrazione, superficialità o mancanza di attenzione». Un richiamo diretto non solo ai più giovani, ma anche agli adulti, che talvolta finiscono per dimenticare proprio quelle norme basilari che dovrebbero garantire sicurezza in casa.
Il progetto, presentato simbolicamente in una scuola, sarà ora distribuito in tutti gli istituti del territorio, con l’obiettivo di creare una rete di consapevolezza diffusa.
Ma dall’educazione si passa rapidamente a un tema ben più critico: la sicurezza nei luoghi di cura. Il direttore generale non nasconde la preoccupazione per le continue aggressioni registrate, anche recentemente al pronto soccorso dell’ospedale di Mestre, dove a essere colpita è stata una guardia giurata.
«Purtroppo è un fenomeno che non accenna a diminuire – afferma – e riguarda non solo la nostra azienda ma tutto il sistema sanitario». Alla base, spesso, una crescente esasperazione da parte dei cittadini, legata ai tempi di attesa e alla percezione di non ricevere immediata assistenza. «Quando si arriva in ospedale – spiega – si vorrebbe essere presi subito in carico, ma esistono priorità che devono essere rispettate».
Un contesto complesso, in cui il personale sanitario continua a operare con dedizione. «I nostri operatori sono in prima linea e vanno elogiati, soprattutto nei pronto soccorso», sottolinea, lanciando un appello a una maggiore collaborazione e rispetto da parte di tutti.
Il problema della sicurezza, inoltre, non riguarda solo medici e infermieri. Episodi di violenza colpiscono anche altre categorie, come le guardie giurate e gli autisti dei mezzi pubblici, segno di un disagio sociale più ampio. «Dobbiamo fare di tutto per tutelare chi lavora», ribadisce.
Tra le possibili soluzioni si parla anche di bodycam, strumenti che potrebbero fungere da deterrente. Tuttavia, il loro utilizzo resta complesso, frenato da questioni legate alla privacy e agli accordi sindacali. «Possono essere una risposta – conclude – ma non quella risolutiva».
In questo scenario, tra educazione alla prevenzione e necessità di garantire sicurezza nei luoghi di cura, emerge un filo conduttore chiaro: la responsabilità condivisa. Una sfida che coinvolge istituzioni, operatori e cittadini. E che parte, ancora una volta, dalla cultura del rispetto.
Video di Riccardo Musacco.
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