Home Rodigino Piano socio sanitario, i tagli preoccupano il Polesine

Piano socio sanitario, i tagli preoccupano il Polesine

Manca solo l’ultimo passo perché il piano regionale socio-sanitario sia portato a compimento. L’ultimo passo sono le schede ospedaliere, ossia il documento che mette in pratica le direttive del Piano e conferisce facoltà alle Ulss di erogare servizi alla cittadinanza. Le informazioni trapelate a riguardo non lasciano certo ben sperare per il Polesine in quanto girano cifre allarmanti rispetto alla riduzione dei posti letto.
Nelle scorse settimane si è parlato di un taglio netto di 200 unità. Una brusca diminuzione ben superiore a quella preannunciata dal Governatore Zaia: solo i posti letto tolti al Polesine, se la cifra verrà confermata, rappresenterebbero la metà dei tagli previsti per tutta la Regione Veneto. La V commissione regionale si pronuncerà a riguardo a giugno, alcuni segnalano il periodo post tornata elettorale come plausibile, ma a molti la richiesta al Polesine di assorbire le riduzioni di metà Regione sembra eccessiva ed eccessivo il sacrificio richiesto ai cittadini e ai politici, che devono farsi garanti dei servizi primari, di cui la sanità fa inevitabilmente parte.
Un impoverimento dei servizi forse troppo ingente per la realtà Polesana e le sue peculiarità ben note a tutti i politici e cittadini, a rischio infatti sarebbero le due realtà provinciali di Trecenta e Adria che, con la loro dislocazione sul territorio garantiscono i servizi a tutti i cittadini. Nel parlare di Sanità in Polesine, come nel parlare giustizia o comunque tematiche che coinvolgono l’intera provincia, bisogna tenere bene a mente la particolare conformazione del territorio stesso, molto vasto e di estensione orizzontale (quindi molto diverso dalle altre realtà provinciali venete) che richiede una maggiore decentralizzazione dei servizi proprio per garantire a tutti i cittadini in egual misura di usufruirne.
“Indubbiamente la sanità polesana nel suo complesso, come quella di tutto il resto del Veneto, subirà una trasformazione. Il principio ospedalocentrico è una concezione ormai superata, ma questo non deve significare una perdita di servizi”. Ha affermato il consigliere regionale Graziano Azzalin a riguardo dei principi che guidano la riforma socio sanitaria regionale. E sempre a livello regionale molte sono state le occasioni in cui si sono ribaditi i cardini della riorganizzazione puntando su una revisione coordinata e ragionata di tutte le strutture esistenti nel territorio. Ma altrettante sono state le opinioni che i membri delle autorità regionali hanno espresso a riguardo del piano in particolare per tutelare precise realtà locali o sanitarie, esorcizzando la perdita di qualità e attenzione verso situazioni più localizzate e delimitate che comunque rappresentano l’eccellenza della realtà Veneta. Rassicurazioni sono invece arrivate dal consigliere della Lega Nord Cristiano Corazzari, e membro della V commissione, sottolineando come i numeri in circolazione non siano per nulla definitivi anche se alcuni tagli dovranno esser fatti.
Nel frattempo fra le Ulss di Adria e Rovigo si sta discutendo sulle possibilità di ridurre le spese con servizi coordinati e condivisi, essenzialmente unendo le forze per garantire un servizio efficiente ed efficace ma al contempo soddisfacente dal punto di vista economico. L’idea dei due dirigenti delle Ulss 18 e 19 è quindi abbassare i costi di gestione unificando alcuni servizi ma mantenere intatti i protocolli per casi emergenza o intervento in loco. Un obiettivo difficile da raggiungere ma che comunque dimostra un impegno dei vertici della sanità locale.

Giorgia Gay
Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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