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Acquevenete parte subito in salita

Completata la fusione tra CVS e Polesine Acque, ora il nuovo Cda.

Addio Centro Veneto Servizi, arriva Acquevenete. La fusione tra Cvs e Polesine Acque è andata a buon fine e il nuovo logo già stampato sulle auto ne è la prova. Ma al di là delle sciccherie grafiche, la sostanza cambia eccome, tanto da iniziare a preoccupare proprio i cittadini del territorio a nord dell’Adige. Il dubbio? Che tocchi a loro pagare per le eventuali inefficienze della parte polesana dell’azienda. In tutto sono oltre 500 mila i cittadini serviti dal nuovo colosso dell’acqua in 110 Comuni tra Polesine e Bassa padovana per un territorio complessivo di 3.200 chilometri quadrati. “È un passaggio storico per il nostro territorio – ha commentato il presidente di Acquevenete, Piergiorgio Cortelazzo – con la sigla dell’atto di fusione, abbiamo raggiunto la conclusione di un percorso complesso e articolato, che ha richiesto diversi anni. Il primo obiettivo sarà il contenimento delle tariffe e il rispetto degli impegni presi con importanti investimenti da qui al 2020”.

Ma dietro le quinte non sono tutte rose e fiori. Soprattutto politicamente visto che per la metà di dicembre è prevista un’assemblea per la nomina del nuovo consiglio di amministrazione (salito a 7 componenti). Considerata la bagarre politica che ha accompagnato l’idea della fusione tra le due società, è facile prevedere un Natale rovente con la politica impegnata in una mastodontica opera di mediazione. Il periodo pre elettorale non faciliterà certamente le cose visto che anche all’interno degli stessi partiti si stanno consumando degli scontri fratricidi. Insomma, la strada è ancora tutta in salita.

Emanuele Masiero

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