giovedì, 29 Settembre 2022

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    Padova: riaffiorano i “vecchi” dipinti di Palazzo della Ragione

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    Alcuni particolari coperti nel tempo dalle pitture, stanno emergendo grazie ai lavori di restauro di Palazzo della Ragione. Così dettagli di “vecchi” dipinti tornano a galla

    Nuovi elementi sulla storia delle trasformazioni che hanno interessato il Palazzo della Ragione, dalla sua fondazione all’attuale struttura, emergono dagli studi condotti dal Centro Interdipartimentale di Ricerca Studio e Conservazione dei Beni Archeologici, Architettonici e Storico-Artistici – CIBA dell’Università degli Studi di Padova.

    Le indagini eseguite su alcune aree test all’interno del Salone, con le più moderne tecniche di rilievo e analisi non invasiva, (imaging multispettrale; rilievo con scanner a luce strutturata; termografia IR) confermano infatti la presenza di un ricco palinsesto decorativo e strutturale in cui anche tracce della fase trecentesca sono sicuramente conservate in più punti e a diverse quote sotto le attuali superfici pittoriche.

    Immagine nel visibile, nell’infrarosso (IR 850 nm) e rilievo con scanner a luce strutturata in corrispondenza del leone presente nella parete est del Salone. Risultano chiaramente visibili sotto l’attuale superficie le tracce di un’aureola trecentesca su cui è stata impostata successivamente la testa del leone.

    L’esito di queste indagini fornisce una risposta positiva alle richieste di approfondimento avanzate dall’ICOMOS per il report intermedio della candidatura del 2020 circa la possibile presenza di ulteriori elementi trecenteschi riconoscibili nel Salone e apre un nuovo capitolo sulle possibilità di studio e conoscenza di uno degli edifici storici più noti di Padova e più importanti per la vita cittadina, ancora in gran parte da scoprire anche con l’ausilio delle nuove tecnologie.

    L’approccio integrato di conoscenze, come quello messo in campo grazie alla collaborazione tra il CIBA e il Comune di Padova, partendo dalle esperienze nella Cappella degli Scrovegni sino a quelle nel Palazzo della Ragione, costituisce un esempio virtuoso di interazione tra le istituzioni, quanto mai auspicabile oggi, per la tutela e fruizione del patrimonio storico artistico di cui Padova è custode.

    Termografia IR della parete sud del salone ed elaborazione di un’immagine scattata all’infrarosso (850 nm). Le frecce rosse sulle immagini evidenziano le tracce di alloggiamenti/buche nella muratura verosimilmente corrispondenti alla sistemazione degli elementi di un solaio ligneo.

    L’assessore alla cultura Andrea Colasio

    Questa prima tornata di rilievi che grazie alla preziosa collaborazione con l’ingegner Rita Deiana  del CIBA dell’Università di Padova ci conferma l’ipotesi che sotto gli affreschi che ammiriamo oggi nel Palazzo della Regione siano ancora presenti tracce significative di opere realizzate in precedenza e danneggiate irrimediabilmente dall’incendio che nel 1420 distrusse parzialmente l’edificio facendo crollare il tetto e il soffitto ligneo descritto dalle cronache dell’epoca.  

    Emergono quindi conferme dirette dell’esistenza di cicli pittorici realizzati nel 1300, cicli che secondo i documenti storici sarebbero stati commissionati e realizzati da Giotto e dalla sua bottega.  Questi ritrovamenti rafforzano l’importanza che il Palazzo della Ragione già ha come elemento fondamentale del percorso artistico storico e culturale di Padova Urbs picta e ci confermano come grazie alle nuove tecnologie possa essere avviata una nuova e interessante campagna di studi per conoscere ancora più a fondo la storia dei nostri affreschi del ‘300.

    Come Amministrazione pensiamo che il nostro ruolo sia non solo quello di custodire e salvaguardare questo straordinario patrimonio, ma anche quello di valorizzarlo promuovendo e sostenendo tutte quelle attività scientifiche e storiche, come questa sviluppata col CIBA che approfondiscono le nostre conoscenze su queste opere e su quel periodo storico  fondamentale per la storia della nostra città. 

    Come ho più volte ricordato, Padova era allora una città considerata una “capitale” per il ruolo politico economico, ma anche culturale scientifico e tecnico che ricopriva.  Conoscere più a fondo quel secolo speciale, vuol dire conoscere meglio la nostra storia, le nostre radici e quindi la nostra identità come città”.

     

     

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