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Agroalimentare trevigiano

Cresce l’export agroalimentare a Treviso, ma l’accordo UE-Mercosur preoccupa le imprese locali

Nei primi nove mesi del 2025 il comparto alimentare registra una crescita superiore al 10%, ma CNA avverte che l’intesa commerciale con il Mercosur potrebbe introdurre concorrenza sleale

Foto di repertorio

Foto di repertorio

L’export agroalimentare della provincia di Treviso continua a crescere, confermandosi uno dei settori più dinamici e strategici per l’economia locale. Nei primi nove mesi del 2025 le esportazioni alimentari hanno segnato un incremento del 10,2%, mentre le esportazioni complessive del territorio hanno registrato un lieve calo dell’1,2% rispetto allo stesso periodo del 2024, secondo i dati ISTAT.

A trainare la crescita sono soprattutto i mercati europei, con risultati positivi anche fuori dall’Unione. Un trend che, secondo CNA Agroalimentare e Ristorazione Treviso, rischia però di essere compromesso dall’accordo commerciale tra Unione Europea e Mercosur.

«I dati dell’export dimostrano che il settore alimentare è uno dei pochi comparti in forte crescita per la nostra provincia – afferma Massimo Cecchin, presidente CNA Ristorazione Treviso – con un aumento superiore al 10% che rappresenta un’opportunità concreta di rilancio per l’intera economia locale. Proprio per questo riteniamo inaccettabile esporre l’agroalimentare a forme di concorrenza sleale attraverso accordi che non garantiscono piena reciprocità».

CNA segnala che l’intesa rischia di introdurre nel mercato europeo prodotti provenienti da Paesi che non rispettano gli stessi standard ambientali, sanitari e di sicurezza alimentare dei produttori italiani, mettendo sotto pressione un comparto che oggi compete grazie alla qualità, alla tracciabilità e al rispetto delle regole.

«Il rischio è quello di indebolire un settore che oggi funziona e sostiene artigiani e piccole imprese lungo tutta la filiera – aggiunge Cecchin –. Difendere l’agroalimentare significa proteggere un asset strategico del nostro territorio, assicurando condizioni di concorrenza realmente eque».

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