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Qualità di vita

La professoressa Brugiavini dell’Università Ca’ Foscari svela le disuguaglianze nell’invecchiamento in Italia

Uno studio coordinato a Venezia mostra come le donne vivano più a lungo ma con più fragilità e come territorio, lavoro e servizi influenzino la qualità della vita durante la vecchiaia

La professoressa Agar Brugiavini

La professoressa Agar Brugiavini

Vivere più a lungo è oggi una conquista della società italiana, ma non tutti gli anziani godono della stessa qualità di vita. A rivelarlo è la ricerca “The Longevity Agenda”, condotta da Agar Brugiavini, docente dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, nell’ambito del programma nazionale Age-It – Ageing Well in an Ageing Society.

Lo studio evidenzia come la longevità in Italia sia segnata da forti disuguaglianze sociali, economiche e territoriali. Gli uomini mantengono più a lungo la stabilità lavorativa fino all’età pensionabile, mentre le donne spesso escono anticipatamente dal mercato del lavoro, in gran parte per impegni di cura non retribuiti. Questo comporta pensioni più basse, minor accesso alle risorse economiche e un rischio maggiore di isolamento e peggioramento della salute nelle età avanzate.

I dati raccolti da Brugiavini e dal suo team a Ca’ Foscari mostrano chiaramente che, nonostante le donne vivano mediamente più a lungo degli uomini, trascorrono una parte maggiore della vita con malattie croniche e disabilità, aumentando la necessità di assistenza sanitaria e sociale. La longevità femminile, sottolineano i ricercatori, non corrisponde automaticamente a una vita migliore o più attiva.

Secondo Brugiavini, affrontare queste disuguaglianze richiede politiche pubbliche che intervengano lungo tutto il ciclo di vita, migliorando l’accesso al lavoro, al reddito e ai servizi territoriali, specialmente nelle regioni dove l’offerta di assistenza è più frammentata, come alcune zone del Veneto. Senza interventi mirati, avvertono gli esperti, la longevità rischia di diventare una nuova fonte di disuguaglianza sociale, con costi futuri molto più alti di quelli necessari oggi per garantire un invecchiamento più sano e equo.

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