Il Circolo Legambiente del Miranese interviene con osservazioni puntuali sull’Accordo di Programma relativo alle opere viarie connesse alla realizzazione di un nuovo polo logistico a Dolo, con ricadute dirette sul territorio di Mirano e Pianiga. Un documento articolato che richiama principi di precauzione e sostenibilità, chiedendo maggiore trasparenza e un’analisi più ampia degli impatti.
Secondo l’associazione, il nodo principale riguarda l’impatto viabilistico. Il progetto prevede circa 240mila metri quadrati di sviluppo e fino a 500 mezzi pesanti al giorno. Un flusso che si inserirebbe in un’area già sotto pressione, in particolare nella frazione di Vetrego, segnata negli anni dalle conseguenze del Passante autostradale. La rete viaria locale, si legge, sarebbe già congestionata e inadatta a reggere ulteriori carichi senza una pianificazione sovracomunale complessiva.
Tra le criticità segnalate anche la riperimetrazione del Piano Norma 4, che amplierebbe in modo significativo superficie territoriale e fondiaria, aumentando capacità edificatoria e carico urbanistico. Una modifica ritenuta rilevante sotto il profilo urbanistico e ambientale, per la quale Legambiente chiede motivazioni tecniche esplicite e dati aggiornati sul consumo di suolo.
Non meno rilevanti le incognite infrastrutturali. Permangono dubbi sulla realizzazione di un nuovo casello autostradale ad Albarea, mentre non sarebbe stata adeguatamente valutata l’alternativa della riattivazione del casello di Roncoduro. L’associazione teme che il polo possa entrare in funzione prima delle opere autostradali, riversando il traffico sulla viabilità ordinaria con effetti prolungati su residenti e qualità dell’aria.
Sul fronte ambientale, il timore è legato all’ulteriore impermeabilizzazione del suolo in un contesto già urbanizzato. Le compensazioni previste, come la creazione di un bosco, non sarebbero sufficienti a bilanciare la perdita di suolo naturale nel medio periodo. In un territorio esposto a eventi meteo estremi, sottolinea Legambiente, nuove superfici impermeabili potrebbero aumentare rischio idraulico ed effetto isola di calore.
L’associazione denuncia inoltre l’assenza di una pianificazione organica dei poli logistici a livello regionale, con il rischio di una crescita disordinata e cumulativa di insediamenti simili. Da qui le richieste: sospendere l’approvazione definitiva, pubblicare studi aggiornati su traffico e impatti ambientali, attivare un tavolo intercomunale con associazioni e comitati, garantire accesso ai dati su consumo di suolo e coerenza con la normativa regionale.
Nel passaggio conclusivo, Legambiente richiama la necessità di una visione d’area vasta, invitando le amministrazioni a non considerare il territorio come semplice piattaforma logistica. La sfida, si legge, è invertire la rotta sul consumo di suolo e orientare le scelte verso rigenerazione urbana e resilienza climatica, nell’interesse della salute pubblica e delle generazioni future.
Riccardo Musacco