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Arte e politica

Gianfranco Bettin difende l’autonomia della Biennale di Venezia tra arte internazionale e responsabilità civica

Il consigliere comunale invita a mantenere lo spazio espositivo libero da pressioni politiche, accogliendo artisti da ogni paese senza diventare veicolo di propaganda

Gianfranco Bettin

Gianfranco Bettin

Il dibattito sull’autonomia artistica e politica della Biennale di Venezia torna al centro dell’attenzione. Gianfranco Bettin, consigliere comunale, sociologo e scrittore, ribadisce l’importanza di preservare la manifestazione come luogo di incontro e libertà, aperto a tutte le presenze artistiche indipendentemente dalla linea politica dei paesi di provenienza.

«Mi riconosco nella scelta della direzione della Biennale e della presidenza, che hanno ribadito il carattere libero della manifestazione e il suo ruolo come luogo di incontro, al di là delle situazioni geopolitiche», spiega Bettin, sottolineando come l’autonomia comporti anche una responsabilità nella selezione degli artisti. «In quello spazio di autonomia, la Biennale deve vagliare le proposte che arrivano dai singoli paesi per impedire che siano rappresentati solo apologeti dei vari regimi».

Il consigliere evidenzia la possibilità di partecipazione di artisti russi, iraniani, israeliani o palestinesi, purché indipendenti dai governi, e ribadisce che «nella selezione degli artisti va evitata la propaganda politica».

Sul piano finanziario, Bettin osserva che l’impatto dei fondi europei è limitato, ma avverte che «politicamente sarebbe inaccettabile un tentativo di condizionare l’autonomia di un ente così prestigioso sulla scena mondiale come la Biennale».

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