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Curiosità
15.03.2026 - 12:07
MUSME, Padova
Padova è universalmente nota come la culla della medicina moderna. Tuttavia, tra i corridoi affrescati di Palazzo Bo e le teche del Museo di Storia della Medicina (MUSME), si cela un capitolo che sembra uscito da un romanzo gotico: il ritrovamento di resti umani dalle proporzioni straordinarie che, per secoli, hanno alimentato leggende su un’antica stirpe di giganti.
Oltre il mito: la diagnosi dopo secoli
Per lungo tempo, il ritrovamento di scheletri di dimensioni eccezionali nelle necropoli venete ha alimentato miti popolari. Tuttavia, la scuola anatomica padovana — che vanta nomi come Vesalio e Morgagni — ha trasformato questi "mostri" in casi clinici fondamentali.
Il "segreto" non risiede in una razza perduta, ma in una condizione medica specifica: il gigantismo ipofisario. Padova, essendo un centro di raccolta per studiosi e malati da tutta Europa, divenne il luogo dove queste anomalie venivano catalogate e studiate con rigore scientifico per la prima volta.
I protagonisti del Museo di Anatomia
Il vero "Cimitero dei Giganti" è, in senso figurato, la collezione osteologica dell'Università di Padova. Tra i reperti più celebri figurano:
Il Gigante Magrath: Uno scheletro alto circa 2,30 metri. La sua storia è emblematica: affetto da un adenoma all'ipofisi, la sua crescita incontrollata lo rese una celebrità locale prima che la scienza ne reclamasse i resti per studiare la patologia.
La sezione delle anomalie: Le teche storiche conservano femori e crani che sovrastano per dimensioni la media della popolazione dell'epoca (che nel XVIII secolo era significativamente più bassa di quella odierna).
Perché proprio a Padova?
La concentrazione di questi ritrovamenti non è casuale. La città era il fulcro della rivoluzione anatomica. Quando venivano scoperti resti imponenti durante gli scavi cittadini o nei borghi limitrofi, questi non venivano distrutti, ma consegnati all'Università.
Il dato storico: Padova ospita il teatro anatomico stabile più antico del mondo (1594). Qui, il corpo umano veniva analizzato senza pregiudizi religiosi, permettendo di capire che la "gigantesca statura" era una malattia endocrina e non un segno divino o diabolico.
L'eredità scientifica
Oggi, quegli scheletri che un tempo terrorizzavano o stupivano le folle sono diventati pilastri della paleopatologia. Lo studio del DNA estratto da questi "giganti" padovani permette ai ricercatori moderni di mappare l'evoluzione delle malattie rare e di comprendere come il corpo umano reagisca a squilibri ormonali estremi.
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