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I sindacati bellunesi contro la soppressione della Consigliera di parità: “Un presidio locale che non può sparire”

Cgil, Cisl e Uil lanciano l’allarme dopo il decreto che trasferisce le competenze a un organismo nazionale con sede a Roma: "Così si indebolisce la tutela per lavoratrici e lavoratori"

Denise Casanova, Sonia Bridda e Roberta Barbieri

Denise Casanova, Sonia Bridda e Roberta Barbieri

Preoccupazione tra i sindacati per il futuro della Consigliera di parità nei territori. Cgil Belluno, Cisl Belluno Treviso e Uil Veneto Belluno intervengono dopo il decreto legislativo firmato dalla presidente del Consiglio e dalla ministra per la famiglia, la natalità e le pari opportunità che, nel recepire una direttiva europea, prevede la soppressione delle consigliere di parità regionali e territoriali e il trasferimento delle loro funzioni a un nuovo organismo centrale con sede a Roma.

Per le organizzazioni sindacali bellunesi il rischio è quello di un indebolimento di un punto di riferimento importante per la tutela dei diritti nei luoghi di lavoro, con un passo indietro nelle politiche contro le discriminazioni di genere e nella protezione delle lavoratrici e dei lavoratori vittime di molestie, violenze o trattamenti discriminatori. Nel corso degli anni la Consigliera di parità, spiegano i sindacati, ha rappresentato una presenza vicina al territorio, capace di offrire ascolto, orientamento e strumenti concreti per affrontare situazioni di ingiustizia o disuguaglianza nel lavoro.

Nel Bellunese, inoltre, il lavoro svolto ha contribuito a creare una rete di collaborazione tra istituzioni, parti sociali e imprese. Attraverso progetti, accordi e attività di formazione sono state promosse iniziative per prevenire le discriminazioni e rafforzare le pari opportunità, con ricadute anche sul welfare locale e sulle politiche di conciliazione tra vita privata e lavoro.

Una presenza che, secondo i sindacati, assume un valore ancora maggiore in un territorio di montagna come quello bellunese, dove la vicinanza delle istituzioni è considerata fondamentale per garantire l’effettivo esercizio dei diritti.

«Con il decreto del governo che elimina l’obbligo di avere in provincia una figura fondamentale come la Consigliera di parità – afferma Denise Casanova, segretaria generale della Cgil Belluno – assistiamo con sconcerto a un ulteriore arretramento nei diritti delle lavoratrici. In questi anni è stata un punto di riferimento per chi ha subito violenza, molestie o mobbing sul lavoro, ma anche per far riconoscere diritti come il part time o per contrastare discriminazioni. Grazie alla collaborazione con la Consigliera sono stati risolti molti casi e sono stati avviati protocolli tra le parti sociali per diffondere buone pratiche contro violenze e molestie nei luoghi di lavoro. Tutte attività che rischiano di venir meno».

Sulla stessa linea Roberta Barbieri, segretaria della Cisl Belluno Treviso. «La Consigliera di parità svolge una funzione importante nel sistema di tutela dei diritti nel lavoro e rappresenta un presidio vicino alle persone che subiscono discriminazioni di genere. In Italia, e ancora di più in un territorio come il Bellunese, dove le differenze tra uomini e donne nel mercato del lavoro restano evidenti sia nelle opportunità sia nelle retribuzioni, è essenziale che gli strumenti contro le discriminazioni siano accessibili e radicati sul territorio». Barbieri ricorda anche la rete costruita negli anni tra istituzioni, imprese e parti sociali per promuovere pari opportunità e sostenere la conciliazione tra lavoro e famiglia.

Preoccupazione anche da parte della Uil. «Il possibile ridimensionamento delle Consigliere di parità e della loro presenza nei territori rischia di indebolire uno strumento che negli anni si è dimostrato fondamentale – aggiunge Sonia Bridda, segretaria Uil Veneto Belluno –. Nei territori montani come il Bellunese, dove le distanze sono maggiori e i servizi spesso più rari, la presenza di una figura locale non è un dettaglio organizzativo ma un presidio concreto di diritti».

Negli ultimi anni, ricordano i sindacati, sono stati promossi percorsi di formazione per le rappresentanze sindacali nelle aziende, strumenti per riconoscere e segnalare discriminazioni nei luoghi di lavoro e iniziative di informazione rivolte soprattutto ai giovani.

Per questo Cgil, Cisl e Uil chiedono al Governo di rivedere il provvedimento e di salvaguardare il ruolo delle Consigliere di parità, garantendo una presenza stabile anche a livello locale. «Difendere questi presìdi – concludono – significa rafforzare le tutele, non indebolirle centralizzando il servizio».

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