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Sanità territoriale

Case di Comunità nella Marca Trevigiana: i sindacati avvertono, senza personale rischiano di restare vuote

FP CGIL e Nursing Up Treviso chiedono assunzioni, piano chiaro e riconoscimento della formazione come tempo di lavoro per evitare che le nuove strutture trasformino la sanità locale in un’operazione solo sulla carta

Annarita Secchi, referente Nursing Up Treviso

Annarita Secchi, referente Nursing Up Treviso

Le Case di Comunità previste in provincia di Treviso rappresentano un punto chiave della riorganizzazione della sanità territoriale, ma senza personale sufficiente rischiano di diventare “cattedrali vuote”. È questa la preoccupazione espressa congiuntamente da FP CGIL e Nursing Up Treviso, dopo l’incontro di presentazione del progetto al Pime di Preganziol con la direzione dell’Ulss 2 Marca Trevigiana.

Secondo il piano aziendale, sono 17 le strutture previste sul territorio, distribuite tra Asolo, Dosson di Casier, Castelfranco Veneto, Codognè, Conegliano, Farra di Soligo, Mogliano Veneto, Montebelluna, Motta di Livenza, Oderzo, Paese, Pieve del Grappa, Treviso, Valdobbiadene, Villorba e Vittorio Veneto. Queste Case dovrebbero diventare il primo punto di accesso alla sanità locale, offrendo servizi integrati e assistenza a pazienti cronici e fragili.

Tuttavia, secondo i sindacati, restano molte incognite su personale, organizzazione dei servizi e sostenibilità del progetto. Annarita Secchi di Nursing Up Treviso e Sara Tommasin di FP CGIL Treviso hanno sottolineato che senza un piano chiaro di assunzioni e senza una reale mappatura delle professionalità disponibili, c’è il rischio di spostare semplicemente personale da un reparto all’altro, lasciando scoperti altri servizi già sotto pressione. “Così non si rafforzerebbe la sanità territoriale, ma si redistribuirebbe soltanto la stessa carenza, con ricadute negative sulla qualità dell’assistenza”, hanno spiegato le rappresentanti sindacali.

Tra le criticità evidenziate c’è anche il percorso di formazione di oltre 200 ore previsto per gli infermieri territoriali, che si svolge in gran parte fuori dall’orario di lavoro e continuerà nei mesi estivi, rischiando di complicare la gestione delle ferie.

FP CGIL e Nursing Up ribadiscono il loro sostegno allo sviluppo dell’assistenza territoriale, ma chiedono con forza assunzioni straordinarie, valorizzazione delle professionalità, riconoscimento della formazione come tempo di lavoro e un confronto immediato con l’Ulss 2 su organizzazione e sostenibilità. L’obiettivo è evitare che l’avvio delle Case di Comunità penalizzi i servizi esistenti, trasformando la nuova rete sanitaria in una semplice redistribuzione di carenze anziché in un vero rafforzamento dell’assistenza per i cittadini della Marca Trevigiana.

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