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Attualità
17.03.2026 - 14:55
Foto di repertorio
Le Case di Comunità della Marca Trevigiana rischiano di nascere senza fondamenta solide. A lanciare l’allarme sono FP CGIL e Nursing Up, che esprimono forte preoccupazione sul piano di attivazione delle 17 strutture previste nel territorio.
Il progetto, pilastro della riorganizzazione della sanità territoriale, è stato illustrato nei giorni scorsi durante un incontro con la direzione dell’ULSS 2 Marca Trevigiana, ma secondo i sindacati restano troppe incognite, soprattutto sul fronte delle risorse umane e dell’organizzazione.
Le strutture – distribuite tra Treviso, Castelfranco, Conegliano, Montebelluna, Oderzo, Vittorio Veneto e altri centri della provincia – dovrebbero rappresentare il primo punto di accesso ai servizi sanitari territoriali, con particolare attenzione ai pazienti cronici e fragili. Tuttavia, senza un adeguato rafforzamento degli organici, il rischio è che restino contenitori vuoti.
“Il problema principale è la mancanza di personale e di una strategia chiara di reclutamento – spiegano le rappresentanti sindacali Annarita Secchi e Sara Tommasin -. Senza un piano strutturato si rischia semplicemente di spostare operatori da un servizio all’altro, lasciando scoperti reparti già in sofferenza”.
Preoccupazioni che si estendono anche alla sostenibilità complessiva del progetto: senza nuove assunzioni e investimenti mirati, l’attivazione delle Case di Comunità potrebbe tradursi in una redistribuzione delle criticità esistenti, piuttosto che in un reale potenziamento dell’assistenza.
Nel mirino anche il percorso formativo previsto per gli infermieri territoriali, oltre 200 ore tra didattica a distanza, attività sul campo e project work. Una formazione che, denunciano i sindacati, si svolge in gran parte fuori dall’orario di lavoro e rischia di incidere anche sulla gestione delle ferie.
FP CGIL e Nursing Up ribadiscono il loro sostegno allo sviluppo della sanità territoriale, ma chiedono interventi immediati: un piano straordinario di assunzioni, una strategia chiara per valorizzare le professionalità e il riconoscimento della formazione come tempo di lavoro. Soprattutto, sollecitano l’apertura urgente di un confronto strutturato con l’azienda sanitaria.
L’obiettivo, sottolineano, è evitare che le nuove strutture si trasformino in un’occasione mancata: “Le Case di Comunità devono rappresentare un rafforzamento dei servizi per i cittadini, non l’ennesima redistribuzione della carenza di personale”.
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