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Attualità
22.03.2026 - 13:45
Foto di repertorio
La professione infermieristica italiana sta attraversando una crisi senza precedenti, con migliaia di professionisti che ogni anno abbandonano corsie e ospedali, secondo quanto denuncia il sindacato Nursing Up. Antonio De Palma, portavoce del sindacato, ha evidenziato che il problema non riguarda solo gli stipendi, ma coinvolge le condizioni di lavoro, la pressione emotiva e l’organizzazione complessiva del sistema sanitario.
Secondo i dati riportati, nel 2024 si sono registrate oltre 20mila dimissioni tra gli infermieri italiani, mentre circa 6mila professionisti scelgono ogni anno di trasferirsi all’estero. Più del 70% degli infermieri dichiara difficoltà economiche. L’analisi della letteratura scientifica, come evidenziato da studi su PubMed, conferma che l’abbandono della professione è causato da un intreccio di fattori: carichi di lavoro elevati, pressione emotiva costante, stipendi percepiti come inadeguati, difficoltà a conciliare vita privata e lavoro, e modelli organizzativi non più adatti alla complessità assistenziale.
De Palma ha sottolineato che in Italia gli stipendi medi degli infermieri oscillano tra 30 e 32mila euro lordi annui, a fronte dei 38-42mila percepiti in Europa, con una perdita reale di potere d’acquisto di circa il 10% negli ultimi rinnovi contrattuali. Ma, ha spiegato il sindacalista, non è solo una questione economica: il problema reale riguarda il disallineamento tra responsabilità, impegno e sostenibilità quotidiana del lavoro.
Secondo il Nursing Up, la carenza di personale è un effetto e non la causa della crisi: gli infermieri lasciano la professione quando il lavoro diventa insostenibile, non soltanto per lo stipendio basso. Le evidenze europee mostrano che tra il 20% e il 30% degli infermieri ha intenzione di abbandonare la professione, mentre in Italia oltre un terzo del personale soffre di stress elevato e burnout.
De Palma ha concluso affermando che, se non verranno migliorate le condizioni di lavoro e l’organizzazione del sistema, la frattura tra professionisti e servizio sanitario nazionale continuerà ad ampliarsi, mettendo a rischio la stabilità complessiva della sanità pubblica italiana.
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