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Festa del Papà
19.03.2026 - 11:56
Marseglia e famiglia
Nel giorno della Festa del Papà, la storia di Marco Marseglia restituisce profondità a una ricorrenza che spesso rischia di restare simbolica. La sua esperienza racconta un’idea di paternità che supera il legame biologico per tradursi in accoglienza, responsabilità e apertura verso l’altro.
Dipendente di Poste Italiane dagli anni Novanta, Marseglia ha iniziato come portalettere a Treviso, per poi approdare all’area commerciale, dove oggi gestisce i rapporti con grandi aziende del Nord Est. Un lavoro costruito sulle relazioni, sull’ascolto e sulla capacità di mettersi nei panni degli altri, competenze che – racconta – si riflettono pienamente anche nel suo ruolo di padre.
Sposato dal 2005 con Laura, musicista e insegnante, è padre di due figli naturali oggi ventenni. Una storia familiare apparentemente ordinaria, che a un certo punto prende però una direzione diversa: il desiderio di allargare la famiglia non in senso biologico, ma attraverso l’accoglienza. La prima esperienza è quella di un’adolescente con un passato complesso, accompagnata nel percorso di studi fino alla laurea; poi una madre con una bambina, ospitate per un periodo in un momento di difficoltà. Da lì nasce un impegno più strutturato nell’affido familiare: prima un neonato di sei mesi, poi una madre con due figli piccoli. La donna riesce nel tempo a riorganizzare la propria vita, mentre i due bambini restano nella famiglia Marseglia, dove crescono e si stabilizzano.
La prova più significativa arriva con una richiesta urgente di accoglienza: un bambino con una disabilità genetica e una storia di grave trascuratezza. Non parlava e non camminava, non per una patologia fisica, ma per mancanza di cure e stimoli adeguati. Oggi quel bambino è un ragazzo di tredici anni che parla, frequenta la scuola, fa scout e conduce una vita attiva. Un cambiamento reso possibile non solo dall’impegno dei genitori, ma da un intero nucleo familiare che si è aperto senza riserve, accogliendolo come un fratello.
Quella vissuta dai Marseglia non è un’adozione, ma un affido vero e proprio, che prevede incontri regolari con la famiglia d’origine. Una scelta complessa, che richiede equilibrio e consapevolezza: mantenere il legame, quando possibile, significa riconoscere ai bambini il diritto alla propria storia, anche quando questo comporta fatica emotiva. I minori in affido, sottolinea Marseglia, vivono una condizione delicata, sospesa tra due mondi affettivi, ma proprio per questo sviluppano una forza e una capacità di adattamento straordinarie.
Anche i figli naturali hanno attraversato un percorso di crescita dentro questa esperienza, inizialmente con qualche dubbio, poi trasformato in consapevolezza. La condivisione ha rafforzato in loro empatia e maturità, diventando una risorsa piuttosto che una sottrazione.
La gestione di una famiglia così articolata si intreccia inevitabilmente con il lavoro, in un equilibrio che lo stesso Marseglia definisce dinamico e mai definitivamente acquisito. In questo percorso, il ruolo della moglie Laura è centrale: è lei a seguire quotidianamente i figli, tra scuola, attività, terapie e rapporti con i servizi sociali, rendendo possibile un’organizzazione complessa che si regge su una scelta condivisa.
Accanto all’impegno familiare, Marseglia porta avanti anche quello pubblico: da tre anni è presidente del Forum delle Famiglie del Veneto, realtà che riunisce diverse associazioni con l’obiettivo di rappresentare le esigenze delle famiglie presso le istituzioni. Un impegno che nasce dall’esperienza diretta e dalla convinzione che il benessere delle famiglie sia un elemento fondamentale per la tenuta sociale.
Alla fine, il senso della sua esperienza si condensa in una definizione essenziale di paternità: esserci. Non solo per i figli naturali, ma per tutti quelli che entrano, anche temporaneamente, nella sua casa e nella sua vita. Un esserci che non si limita alla presenza, ma si traduce in responsabilità, ascolto e disponibilità a non tirarsi indietro, nella consapevolezza che ogni piccolo progresso, anche il più faticoso, ha un valore che supera di gran lunga il sacrificio necessario per ottenerlo.
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